La discussione pubblica funziona sempre più come successione di fissazioni morbose e transeunti

Ancora una volta un nuovo avvenimento ne ha messo, da un punto di vista mediatico, in ombra uno precedente.                                                                                                                                                      

La guerra in Ucraina, insidiata solo per qualche settimana/mese e solo in parte dalla sanguinosa crisi di Gaza, è infatti momentaneamente uscita di scena, lasciando spazio al conflitto iraniano.

Questo continuo avvicendamento di grandi temi che tengono banco per settimane, mesi e più raramente anni, per poi sparire dopo essere stati appunto al centro delle discussioni è uno dei tratti più farseschi e grotteschi della discussione pubblica contemporanea. Similmente è accaduto, proprio nelle scorse settimane, con il referendum sulla giustizia, il quale, dopo essere stato dichiarato della massima importante, vitale per il prosieguo della vita pubblica del paese è quasi completamente scomparso dopo il voto.

Fonte: L’inkiesta

Il fatto è che indubbiamente la maggior parte di queste tematiche di discussione è di poco momento, sono decisamente trascurabili, ma alcune di esse, come la guerra in Ucraina, sono tragedie di proporzioni gigantesche, il cui cadere nell’oblio e lo sparire dalla discussione, se non mantenendo a fatica uno strapuntino nella stessa, non può che colmare di meraviglia e avvilimento.

La facilità con cui i temi vengono prima morbosamente trattati e sviscerati, senza ovviamente alcun serio approfondimento e studio dalla maggior parte delle persone, per essere poi scartati e trascurati, per poi ricomparire improvvisamente dopo anni quando una qualche occasione lo permetta risulta davvero desolante, sconsolante a chi tenti di ragionare sulle questioni con un più ampio respiro, senza lasciarsi tiranneggiare dalla fissa del momento.

La guerra in ucraina che era comparsa sulla scena ed aveva mantenuto quasi senza interruzione il proscenio, tranne appunto il summentovato riaccendersi del conflitto israelo-palestinese nella forma brutale a cui si è potuto assistere mesi fa, aveva succeduto la telenovela pandemica, che tanto facilmente si era guadagnata un pubblico vasto e appassionato, da entrambi i lati della barricata.

Questo ennesimo cambio di spartito non ci può quindi stupire oltremodo, perché ha seguito il solito canovaccio che abbiamo conosciuto negli scorsi anni, dovrebbe però farci riflettere sull’inconsistenza e sulla scarsa serietà delle modalità di discussione in voga nel nostro Occidente e non solo.