Il talento che l’Europa continua a lasciare indietro
I dati diffusi dall’EPO, l’Ufficio europeo dei brevetti, meritano attenzione ben oltre gli addetti ai lavori: mostrano che l’Europa continua a perdere una parte importante del proprio potenziale innovativo femminile.
Nel suo nuovo studio Advancing women in STEM (settori di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), pubblicato il 3 marzo 2026, l’EPO rileva che la quota di donne tra gli inventori indicati nelle domande di brevetto europeo è salita nel tempo, ma resta molto bassa: 13,8% nel 2022, appena sopra il 13% del 2019. La crescita c’è, ma procede troppo lentamente per un continente che affida sempre più competitività alla ricerca e alla tecnologia.
Il dato diventa più eloquente se si guarda ai settori. Le donne sono più presenti nelle scienze della vita, come farmaceutica, biotecnologie e chimica alimentare. La loro presenza crolla invece nelle aree più ingegneristiche, dalle macchine utensili agli elementi meccanici, fino ad alcune tecnologie della comunicazione. Il divario, quindi, comincia lungo il percorso di studio, accesso alle carriere tecniche e ingresso nei ruoli di ricerca industriale.

Fonte: Lavoce.info
Il passaggio più severo emerge quando si esce dal laboratorio e si entra nel mercato. Secondo l’EPO, solo il 13,5% delle startup europee che possiedono brevetti include almeno una fondatrice. Proprio nel cuore del deep tech, cioè delle imprese che costruiscono tecnologie avanzate e difendono il proprio vantaggio competitivo anche con i brevetti, la presenza femminile si assottiglia ulteriormente. Le startup più giovani mostrano segnali un po’ migliori, ma il quadro generale resta netto.
C’è però un elemento che merita attenzione. Nelle professioni che ruotano attorno ai brevetti il divario è meno accentuato. Nel 2025 le donne sono il 29,2% dei patent attorney europei, cioè i professionisti che assistono imprese, università e ricercatori nella protezione delle invenzioni, e il 25,5% degli esaminatori dell’EPO. Restano sotto-rappresentate, ma molto meno di quanto accada tra gli inventori in senso stretto. È un segnale importante: quando esistono percorsi professionali più riconoscibili, formazione specialistica e sbocchi meno opachi, la presenza femminile cresce.
Il quadro europeo, del resto, non è un’eccezione. La WIPO, l’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale, stima che nel 2023 soltanto il 17,7% degli inventori indicati nelle domande internazionali di brevetto fosse donne. E avverte che, ai ritmi attuali, la parità nei nominativi di inventori registrati nelle domande PCT, cioè nel Patent Cooperation Treaty che semplifica il deposito internazionale dei brevetti, arriverebbe solo nel 2077.
La questione, allora, non riguarda soltanto l’equità. Riguarda la capacità dell’Europa di allargare davvero la base da cui nascono nuove tecnologie, nuovi brevetti e nuove imprese. Se le donne sono più presenti nelle università e nelle professioni brevettuali che nei passaggi decisivi della valorizzazione industriale, il problema non è la mancanza di talento. È la dispersione del talento.
Giulia Zappacosta
