Mother Mary è una preghiera pop oscura e magnetica alla quale è impossibile restare indifferenti

Cosa succede quando si mescolano l’energia di un concerto pop, la tensione di un thriller psicologico e l’eleganza vertiginosa dell’alta moda parigina? La risposta è Mother Mary, il nuovo film di David Lowery, un’opera affascinante e sfuggente che si impone come una delle esperienze cinematografiche più audaci e magnetiche dell’anno.

Al centro della storia c’è Mary, una superstar della musica pop adorata dal pubblico di tutto il mondo. Dietro l’immagine scintillante del successo, però, si nasconde una donna tormentata, intrappolata in un conflitto interiore che la consuma lentamente. Quando il suo destino si intreccia con quello di un’iconica stilista di alta moda, nasce una relazione intensa, passionale e profondamente tossica. Un legame che supera i confini della collaborazione artistica per trasformarsi in un pericoloso gioco di dipendenza emotiva, ossessione e autodistruzione. Chi si aspetta un tradizionale racconto sull’ascesa e la caduta di una celebrità rimarrà sorpreso. 

Mother Mary è molto più di questo. David Lowery costruisce un dramma psicologico denso e inquietante, attraversato da suggestioni religiose, simbolismi mistici e atmosfere quasi sovrannaturali. Il film esplora temi come la fede, l’identità, il culto della personalità e il prezzo della celebrità, muovendosi costantemente sul sottile confine che separa realtà e allucinazione. Dal punto di vista visivo, il risultato è semplicemente straordinario. La fotografia lavora su contrasti di luci e ombre con una precisione quasi maniacale, mentre ogni inquadratura appare costruita come un’opera d’arte. I costumi d’alta moda diventano parte integrante della narrazione, contribuendo a creare un immaginario che oscilla continuamente tra il sacro e il profano, tra la bellezza e il perturbante. Ogni scena sembra un dipinto in movimento, capace di catturare lo sguardo e mantenerlo prigioniero fino ai titoli di coda.

Fonte: IMDb

Il cast femminile è uno dei grandi punti di forza dell’opera. Michaela Coel e Hunter Schafer regalano interpretazioni intense e sfaccettate, ma è Anne Hathaway a dominare la scena. Nei panni di Mary offre probabilmente una delle performance più coraggiose della sua carriera, incarnando una donna fragile e feroce, vulnerabile e magnetica allo stesso tempo. La sua interpretazione riesce a trasmettere il peso della fama e il dolore nascosto dietro la perfezione dell’immagine pubblica, restituendo un personaggio complesso e profondamente umano.

Un capitolo a parte merita la colonna sonora. Le canzoni firmate da Jack Antonoff, Charli XCX e FKA Twigs rappresentano uno degli elementi più sorprendenti del film. Sono brani pop immediati, irresistibilmente orecchiabili e costruiti per restare impressi fin dal primo ascolto. Proprio questo carattere pop, luminoso e accattivante, crea un contrasto affascinante con l’oscurità della vicenda, amplificandone il potere emotivo e rendendo l’esperienza ancora più coinvolgente. Mother Mary non è un film per tutti. È ambizioso, enigmatico e spesso volutamente sfuggente. Ma è proprio questa sua natura imprevedibile a renderlo così affascinante. David Lowery realizza un’opera che sfida le convenzioni del cinema musicale e del dramma psicologico, costruendo un viaggio sensoriale che seduce, inquieta e rimane nella mente dello spettatore molto tempo dopo la visione. Sensuale, visionario e indimenticabile, 

Mother Mary è uno di quei film che meritano di essere vissuti sul grande schermo. Un’esperienza cinematografica totale, una preghiera pop oscura e magnetica alla quale è impossibile restare indifferenti.

Laura Maddalozzo