La pellicola è una favola che scalda il cuore e che riporta alle atmosfere nostalgiche anni ’80

La paura dell’altro e dell’ignoto condiziona da sempre l’essere umano e lo porta a esprimere comportamenti violenti e a porsi sulla difensiva. Questo è esattamente ciò che accade in The Legend of Ochi, lungometraggio d’esordio di Isaiah Saxon, distribuito da I Wonder Pictures e prodotto dalla A24.

La pellicola è una favola che scalda il cuore e che riporta lo spirito alle atmosfere nostalgiche anni ’80, guidando la mente verso cult dell’epoca come I Goonies, I Gremlins e ET l’extraterrestre. Yuri è una bambina alla quale, fin da piccola, è stato insegnato che la foresta è piena di creature pericolose e malvagie, chiamate Ochi. Lei ed altri ragazzini vivono insieme ad un uomo, loro mentore, interpretato da Willem Dafoe, che è deciso a insegnare loro come cacciare queste creature, come ucciderle e come sopravvivere nella natura dei Carpazi. Un giorno, però, la ragazza ha un fortuito incontro con un cucciolo di Ochi e partirà con lui per un’avventura straordinaria con lo scopo di riportarlo alla sua famiglia, un viaggio che le cambierà completamente la vita. Saxon ha creato una favola d’avventura che sfida le leggi umane e che, attraverso la leggenda, lancia un messaggio importante.

Fonte: IMDb

Ciò che non conosciamo ci spaventa, impariamo a temere l’ignoto, proprio perché così ci è sempre stato insegnato. Nel momento in cui Yuri capisci che gli Ochi non sono una minaccia proverà in ogni modo a farlo comprendere alla sua famiglia, restia a questo concetto. Non solo Yuri salva il cucciolo di Ochi, ma è la creatura stessa a salvare la ragazza, portandola a conoscere le sue origini e facendole scoprire una parte del suo essere che la rendeva in qualche modo “diversa”. L’essere umano ha bisogno, per natura, di temere qualcosa e di fargli la guerra, per quanto ingiustificata essa sia. Avere un nemico comune porta l’uomo a sentirsi forte e ad avere uno scopo.

Il personaggio interpretato da Willem Dafoe ha perso sua moglie, la quale se ne è andata, ed egli aveva bisogno di uno scopo. Lo ha trovato nella formazione di giovani leve, che addestra contro la minaccia degli Ochi. Questi ragazzi vengono indottrinati, fin da piccoli, al combattimento e alla difesa del territorio dalle creature, senza nemmeno porsi delle domande. Yuri, al contrario, si trova divisa in una dualità morale: da una parte vige la paura, il terrore per questi esseri così possenti e misteriosi, dall’altra la curiosità, quella infantile e innata dei bambini, che non riescono a fermarsi davanti ad un “no” dell’adulto. Una volta avvenuto l’incontro con il cucciolo, la ragazza non vede più una minaccia, ma un elemento da conoscere, esplorare e scoprire. Ecco, dunque, che la paura svanisce per fare spazio alla sete di conoscenza.

La violenza e la rabbia, dunque, lasciano il posto alla comprensione e all’empatia, creando un rapporto nuovo, quello tra umani e Ochi che segna una svolta nell’evoluzione. Ciò che colpisce in The Legend of Ochi, al di là della storia dolce e sentimentale di rinascita, è il comparto tecnico. La colonna sonora, melodiosa e soave, accompagna l’avventura e crea dei temi appositi per ogni personaggio che danno un ritmo e una dinamicità ai loro atteggiamenti.

Fonte: Coming Soon

Dal punto di vista visivo, la fotografia luminosa che riprende i toni della natura sconfinata, tra montagne e vallate, dona quel senso di favola e leggenda che fa bene al cuore dello spettatore, lo incanta e lo entusiasma. Il fatto che il regista e la produzione abbiano utilizzato una quantità irrisoria di CGI e abbiano, invece, preferitogli l’uso di animatronics, dona al film una patina di realtà ancor più profonda. Non solo, Saxon stesso ha dichiarato di aver sviluppato il soggetto, l’ambiente e le atmosfere circostanti come se dovessero essere delle vere leggende, calando lo spettatore in un mondo talmente verosimile che per un’ora e mezza di durata tutto è valido, tutto è profondamente reale.

The Legend of Ochi ha la delicatezza e la purezza che solo i bambini possiedono, in un mondo grigio e crudele, Yuri riesce a portare quella macchia di colore che rivoluzionerà per sempre la sua famiglia e il suo popolo. Certamente una dinamica che può essere portata in diversi contesti, la paura di ciò che non si conosce fa parte dell’uomo e sottintende una chiara relazione che va a premere sul tasto del razzismo, intendendo come “diverso” anche un altro essere umano.

Una favola toccante e delicata che mostra, attraverso gli occhi dell’innocenza, come la conoscenza e l’esplorazione di sé e degli altri sia fondamentale per la vita di ognuno di noi. Seguire ciecamente una parola o una persona, non porterà a nulla.

Laura Maddalozzo

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