Una rilettura particolare e dark della classica favola per bambini, Cenerentola, che divertirà e farà riflettere il pubblico
Un’inedita versione dark della favola di Cenerentola, con sfumature horror e body horror e raccontata dal punto di vista di una delle sorellastre brutte, questo è The Ugly Stepsister. La pellicola è scritta e diretta da Emilie Blichfeldt ed è stata presentata al pubblico il 23 gennaio scorso, in occasione del Sundance Film Festival 2025, nella sezione Midnight.
The Ugly Stepsister racconta la storia di Elvira, una giovane la cui madre prende in marito un uomo più anziano e, così facendo, unisce due famiglie, con lo scopo di accaparrarsi le sue ricchezze. Ben presto il marito muore e lascia alle cure della nuova famiglia una giovane dai lineamenti soavi, con la quale Elvira entrerà presto in competizione. In un mondo in cui la bellezza è tutto, la protagonista cercherà in tutti i modi di modificare il suo corpo per rendersi attraente agli occhi del principe, con conseguenze deleterie e che la faranno camminare in bilico tra la vita e la morte.
Come già accennato, si tratta di una rivisitazione in chiave horror della favola dei Fratelli Grimm, che ha un po’ il sapore e le reminiscenze di The Substance, il tutto però ambientato in epoca vittoriana. La pellicola, di produzione norvegese, si avvale di un comparto tecnico decisamente maestoso, dove la fotografia luminosa e raggiante degli esterni e del palazzo reale contrastano con quella cupa che invece sottolinea la misera vita di Elvira. La ricerca disperata della bellezza perfetta porterà la protagonista a compiere atti deplorevoli nei confronti del suo stesso corpo, passando per una rinoplastica attuata con metodi barbari per poi arrivare all’ingurgitare un uovo di tenia con lo scopo di raggiungere il peso forma. Le sorellastre di Cenerentola sono sempre state dipinte, dalla tradizione, come personaggi malvagi e senz’anima, che odiavano la fanciulla proprio a causa della sua smisurata bellezza.

Fonte: IMDb
In questo film, invece, la regista e sceneggiatrice permette allo spettatore di entrare nella psicologia di Elvira e dipinge in maniera chiara e nitida il suo malessere e il suo disagio nei confronti di una società che non l’accetta così com’è. Questa è una tematica profondamente interessante, che coinvolge la maggior parte delle giovani donne del mondo moderno e contemporaneo, dove l’aspetto fisico è ciò che conta maggiormente. Un mondo in cui le modifiche corporali sono all’ordine del giorno, tra filler, plastiche e interventi di ogni tipo, uomini e donne sfruttano l’avanzamento scientifico per avvicinarsi maggiormente ad un canone di bellezza imposto arbitrariamente dalla società.
Accettare sé stessi per come si è, risulta dunque un’impresa titanica che non vale la pena di affrontare, quando è invece possibile plasmare il proprio corpo per raggiungere lo sperato obiettivo di perfezione. Elvira compirà un lungo e tortuoso viaggio di cambiamento, durante il quale la sceneggiatura e la messa in scena non hanno affatto tralasciato i dettagli visivi. La pellicola aveva sconvolto il pubblico del Sundance, con scene alquanto forti e stomachevoli, che fanno parte della trasformazione fisica della protagonista. In questo, infatti, è necessario sottolineare come gli effetti speciali siano ben curati fin nei minimi dettagli.
Lea Myren è la favolosa protagonista di questa storia dark, un’interpretazione degna di nota che restituisce tutta la rabbia e la sofferenza di abitare un corpo che non riusciamo a guardare allo specchio, soprattutto se c’è sempre qualcuno a ricordarci quanto il nostro riflesso sia brutto e fastidioso. Le ambientazioni e i costumi rispecchiano perfettamente l’epoca vittoriana, con abiti pomposi e ville maestose, illuminate finemente da flebili luci e stanze immense in cui è possibile perdersi, non solo fisicamente. Emilie Blichfeldt ha realizzato una pellicola non solo perfettamente equilibrata dal punto di vista tecnico, mettendo insieme un montaggio cadenzato e che diventa sempre più rapido a mano a mano che cresce la tensione, ma anche raccontando in maniera veritiera e senza censura il dilemma della bellezza a tutti i costi.
Un punto di vista femminile su ciò che significa sentirsi costantemente in competizione con il mondo circostante, che impone alla donna di essere sempre posata, delicata e bellissima. L’inquietudine in The Ugly Stepsister fa da padrone, insieme all’orrore causato dal lato body horror della pellicola, che mostra ogni singolo dettaglio, anche quello più macabro e malato, allo spettatore.
Una rilettura particolare e dark della classica favola per bambini, che divertirà e farà riflettere il pubblico.
Laura Maddalozzo
