In occasione della Pentecoste una pioggia di petali di rose rosse caduti dall’oculus ha colorato il Pantheon
Domenica 8 giugno si è celebrata la tradizionale cerimonia dei petali. Ogni anno il suggestivo rito si svolge in uno dei monumenti più antichi e più belli della Capitale. Il rituale della pioggia di petali ha origini antichissime nella tradizione cristiana, per ricordare la discesa dello Spirito Santo e la nascita della Chiesa. Trascorsi cinquanta giorni dalla Pasqua, il giorno di Pentecoste, si celebra la Messa Solenne e dopo la liturgia, accompagnata dal Coro della Basilica di Santa Maria ad Martyres e dalla Banda dei Vigili del Fuoco di Roma, vengono lasciati cadere dall’oculus migliaia di petali di rose rosse che colorano l’interno del Pantheon e che simboleggiano il sangue versato da Cristo per la redenzione dell’umanità.
Dopo diversi anni in cui era stata sospeso, il rito è stato ripristinato nel 1995 e da allora ogni anno prende vita questo spettacolo davvero emozionante, atteso dai romani e dai turisti che vengono da ogni parte del mondo. Tantissimi fedeli e visitatori che affollano la nostra città infatti hanno potuto ammirare, chi dentro, la pioggia rossa, e chi fuori, la squadra dei Vigili del Fuoco Speleo Alpino Fluviale in azione, posizionata sulla sommità del monumentale edificio per lasciar cadere i petali di rosa.

Pioggia di petali – Fonte: Roma Today
I Vigili, infatti, per dare vita al suggestivo rito, salgono in cima alla cupola, che è una delle più grandi del mondo, la più ampia mai costruita in calcestruzzo romano e affacciandosi all’interno rovesciano i fiori dall’oculus, l’apertura circolare di nove metri di diametro, unica fonte di luce e di aria di tutto il monumento.
L’enorme cupola del Pantheon non è solamente un capolavoro di architettura, ma racchiude in sé molte particolarità che rendono l’edificio unico al mondo, non solo per la sua struttura, ma anche per la distribuzione della luce e i fenomeni che ad essa sono legati, per osservare il trascorrere del tempo e l’alternarsi dei giorni, scandire le stagioni e per gli studi di astronomia, tanto da poter essere considerato un tempio solare.

Oculus – Fonte: Laura Spadella
Ogni anno il 21 aprile, il giorno in cui si celebra il Dies Natalis Romae, il Natale di Roma, a mezzogiorno un raggio di luce si espande verso il portone rivolto al nord, illuminandolo completamente. Questo straordinario effetto era stato studiato per celebrare l’ingresso trionfale dell’imperatore nel Pantheon, colpito dal fascio di luce che lo rendeva quasi soprannaturale agli occhi del popolo.
Il Pantheon è uno dei monumenti più straordinari di Roma, simbolo della grandezza e della gloria dell’Impero. La sua costruzione risale al 27 a.C., per volontà di Marco Vipsanio Agrippa, genero dell’imperatore Augusto, che aveva deciso di dedicarlo a tutte le divinità passate, presenti e future, da cui il nome greco “Pantheon”, ovvero “tempio di tutti gli dèi”. Sul fregio della facciata è ancora visibile l’iscrizione originaria, tributo ad Agrippa, “M. Agrippa, L. F. Cos. Tertium fecit” (“Marcus Agrippa Luci filius consulta tertium fecit”, “Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, nell’anno del suo terzo consolato”). Secondo le fonti storiche di Livio, Plutarco e Floro, il Pantheon sorge proprio nel luogo in cui Romolo, il leggendario fondatore di Roma, sarebbe asceso al cielo travolto da una tempesta durante una cerimonia pubblica.

Pantheon iscrizione – Fonte: Laura Spadella
Con l’avvento del cristianesimo, il Pantheon fu chiuso e saccheggiato, fin quando, nel 608 d.C., l’imperatore bizantino Foca lo donò a Papa Bonifacio IV, che lo consacrò nel 609 come chiesa cristiana con il nome di Sancta Maria ad Martyres. Questo atto lo salvò dalla distruzione e ne garantì la continuità d’uso, trasformandolo in un raro esempio di edificio sacro utilizzato ininterrottamente per quasi due millenni.
Le storie legate al Pantheon non finiscono qui.
Si dice che all’interno non possa piovere, ma come è possibile? Si raccontava che la pioggia, attraverso l’oculus, non potesse bagnare il pavimento perché il calore delle numerose candele accese la faceva evaporare. In realtà le gocce d’acqua che entrano dalla cupola vengono disperse da correnti ascensionali d’aria calda, creando un effetto di “nebulizzazione”. Inoltre, un sistema di ventidue fori di drenaggio nel pavimento permette all’acqua di defluire, dando l’impressione che non stia piovendo. Questo fenomeno, chiamato “effetto camino”, contribuì a creare l’impressione che la pioggia non riuscisse a toccare il pavimento.
Le leggende legate al Pantheon sono numerose, ed una di queste riguarda il fossato che circonda la struttura, detto il “fossato del diavolo”. Si narra infatti che fosse stato scavato dalla furia del diavolo che girava intorno alla chiesa correndo disperatamente e creando il solco profondo circostante, dopo che il mago Pietro Barliario pentitosi di avergli venduto l’anima in cambio del Libro del Comando delle arti malefiche, si era rifugiato all’interno.
La storia si mescola alla leggenda e l’atmosfera incredibile e suggestiva che si creava nell’antica Roma rivive ancora oggi in un capolavoro di bellezza e di tradizione, che continua a stupire per la sua imponenza e il suo splendore, in una cerimonia spettacolare e suggestiva, carica di significati e sicuramente, per chi la vive, indimenticabile.
Laura Spadella
