Una scoperta quella dei Balcani, che merita di essere raccontata e dalla quale trarre insegnamento poiché esistono ancora differenze sostanziali che catapultano il turista indietro nel tempo

Una delle più belle possibilità che la vita ci può riservare è quella di viaggiare: scoprire il mondo con le sue diversità culturali, religiose, storiche è un arricchimento che nessun libro, neanche quello più accurato, può dare. Toccare con mano realtà vicine o lontane permette di valutare quanto abbiamo sotto i nostri occhi e capire cosa va potenziato e cosa può essere considerato un vanto.

Quest’anno chi scrive ha avuto modo di visitare un territorio parzialmente conosciuto: i Balcani. Era il 2007 quando il sottoscritto vide le terre di Slovenia e Croazia e la parte Adriatica che, diciamocelo francamente, è assai più bella verso quella che un tempo era la Jugoslavia. Da allora, altre occasioni sono capitate per scoprire posti come l’Istria e territori un tempo appartenuti alla nostra Nazione.

L’estate appena trascorsa ha portato un’aggiunta in più, ossia la Bosnia-Erzegovina. L’idea originale era quella di giungere con la macchina fino in Albania che, da quanto si dice, è profondamente mutata dai tempi dell’impero sovietico, passando, nell’ordine, la Slovenia, la Croazia, la Bosnia e il Montenegro.

Per i primi due Paesi non c’è stato alcun problema; giunti, però in terra bosniaca, sono cominciate le difficoltà. Infatti, la Bosnia non fa ancora parte dell’Unione Europea e pur avendo fatto richiesta di ingresso, le procedure sono molto lente e forse la ragione è intuibile vedendo quella realtà. La terribile guerra che c’è stata all’inizio degli anni ’90 (1992-1995) sembra essere terminata ieri. Sono passati oltre trent’anni ma i segni delle granate e delle mitragliatrici sono ancora impresse nelle mura degli edifici che, a loro volta, ricordano un altro periodo buio, quello del Comunismo.

È vero, la Bosnia non è stata l’unica realtà dei Balcani ad essere coinvolta: la Slovenia con la guerra d’indipendenza del 1991 e la Croazia dal 1991 al 1995 hanno visto anche loro distruzione e morte ma, evidentemente, hanno saputo risollevarsi prima e meglio sfruttando le bellezze naturali come, ad esempio, la costa per quel che riguarda la Croazia. Poi, l’ingresso nell’UE ha sicuramente facilitato i rapporti con le altre Nazioni e di conseguenza ha incrementato il turismo. In vero, superati i confini nostrani al nord, ad est e ad ovest ci si trova in una standardizzazione di sistemi, come quelli comunicativi, che non generano problemi. E questo perché siamo tutti parte della medesima Comunità. Purtroppo, quando si visitano Paesi extra UE ci si rende contro di come il mercato comune ci abbia abituati troppo bene e quelle difficoltà che potevamo avere un tempo oggi si sono perse nella memoria.

Ma ciò che per noi è passato, diviene presente in zone come la Bosnia e il Montenegro. Le strade sono ancora strette e di difficile percorribilità; i sistemi GPS non coprono l’intero territorio al punto che il navigatore Google si è perso impedendo l’arrivo in albergo. Fortunatamente, dopo essere riusciti a tornare a Jajce (località molto bella nel cuore della Bosnia con una cascata al centro della città) il sottoscritto e signora hanno potuto trovare un appartamento dove passare la notte. Che dire di Sarajevo? Una Capitale con un potenziale molto forte dove arabi e cristiani convivono e dove si potrebbero sfruttare tante realtà naturali e artistiche. Purtroppo, anche in questo caso c’è ancora molta strada da fare nonostante una parte della città stia conoscendo uno sviluppo in termini di costruzioni e di commercio che può rappresentare un buon trampolino di lancio.

Ma ovviamente non è stato tutto negativo! Međugorje, almeno per chi scrive, ha lasciato un segno spirituale forte e non tanto nella parte dove sorge la chiesa, anche se la sera c’è stato il bellissimo colpo d’occhio di un numero impressionante di ragazzi giunti lì per il Giubileo dei giovani, quanto per il luogo delle apparizioni. Un percorso totalmente accidentato, fatto di sassi e null’altro, dove però i piedi erano come guidati da una forza che permetteva loro di trovare i punti d’appoggio migliori senza fatica e timore. E questo sia in salita (per l’andata) che in discesa (per il ritorno). Ancora, vedere ragazze che salivano scalze senza alcuna smorfia di dolore o parole di fastidio.

Poi, i Laghi di Plitvice in Croazia e le Grotte di Postumia in Slovenia dove la Natura mostra il meglio di sé. Capolavori unici che inducono al rispetto e alla contemplazione.

Insomma, una scoperta quella dei Balcani che merita di essere raccontata e dalla quale è bene trarre insegnamento per il futuro poiché, pur essendoci solo un piccolo mare a dividerci, esistono ancora differenze sostanziali che catapultano il turista indietro nel tempo (diciamo di trenta/trentacinque anni) quando tante comodità tecnologiche non c’erano ma c’era ancora la capacità di adattarsi e un ingegno che il progresso ha lentamente sbiadito.

E per quanto riguarda l’Albania? Beh, a Dio piacendo ci si andrà nel 2026 con l’aereo e con una macchina affittata in loco per girare le principali città.

Stefano Boeris