Vergogna è il solo termine che viene naturale pronunciare davanti a tanto menefreghismo

Roma è una città che non smette mai di stupire; questa sensazione la si avverte tanto per le bellezze che ci regala ma anche per le vergogne generate da amministratori che, evidentemente, preferiscono voltare lo sguardo verso altri lidi.

Parliamo della vicenda che vede protagonista l’area verde Giovanni Paolo I nel quartiere Aurelio, meglio conosciuta dagli abitanti “storici” come Villa Veschi. Nel marzo 2024 sono iniziati i lavori per la messa in sicurezza del costone che, da Monti di Creta scende verso il parco e che, vede sulla sua sommità, costruzioni anche importanti che, per la tipologia di terreno erano a rischio frana.

La “montagna”, infatti, non è altro che un enorme cumulo di creta (come dice anche il nome della zona sovrastante); ebbene, dalla data menzionata e dopo un sopralluogo di tecnici e politici del Municipio XIII, capitanati dalla Presidente Sabrina Giuseppetti, un numero notevole di camion, ruspe, cingolati ha incominciato a transitare lungo via Girolamo Vitelli, la strada che termina proprio all’ingresso del Parco. Una squadra di operai ha così iniziato la realizzazione di enormi terrazzamenti su quel terreno collinare.

Sbancamenti importanti hanno visto la lenta ma progressiva realizzazione di questi gradoni che, da un punto di vista ingegneristico, dovrebbero (si spera) aver risolto il problema anche se la parte “finale” della collina è rimasta allo stato primitivo.

Entrando nell’aspetto burocratico ed economico, i mastodontici lavori avrebbero (il condizionale è d’obbligo e a breve capiremo perché) dovuto vedere la fine a maggio 2025. Il costo dei lavori, compresa la voce per la sicurezza) è stato di 1.033.844,44 euro (“…e io pago!”, per dirla alla Totò).

Ebbene, da circa un paio di mesi abbondanti (più o meno da fine febbraio al mese di aprile ma c’è da credere che la cosa andrà avanti ancora per lungo) non si è più vista l’ombra di un macchinario e/o di un operaio. Non solo: nel progetto iniziale c’era l’idea di realizzare un percorso pedonale che unisse il Parco in questione con via Monti di Creta ove sorge l’ospedale omonimo. Nulla di tutto questo è avvenuto. Al contrario, nel presunto tracciato oggi sorgono sterpaglie, rovi e, fino a poco tempo fa, anche alloggi di fortuna.

Dopo aver messo una rete delimitante, i lavori sono rimasti incompiuti, com’è tipico di questa città e, più in generale, di questa Nazione. Qual è la situazione che vedono gli occhi dei residenti? Quella di un totale abbandono dell’area interessata dai cantieri, degrado e, diciamocelo anche una forma di presa per i fondelli.  

Non una spiegazione ufficiale; non una motivazione che giustifichi questo arresto e, soprattutto, questa vergogna in cui l’area verde si trova. Per non parlare poi del fattore sicurezza. Recinzioni buttate giù dal vento e mai ripristinate con un’area giochi a pochi metri di distanza e il pericolo che i bambini possano farsi seriamente male.

È mai possibile, che nel 2026 una Capitale che ha la presunzione di definirsi “europea” debba avere al suo interno oscenità di questo genere?

Ai posteri l’ardua sentenza!

Stefano Boeris