Il sogno di una nazione euramericana è realizzabile?
Tempi maturi per gli Stati Uniti d’Europa? Ancora no, ma è giunto il momento degli Stati Uniti d’Euramerica. È questa la tesi di Giorgio Fabretti, analista politico e saggista, nel suo ultimo libro intitolato “Euramerica. Un sogno fatto storico più dell’ipotesi eurasiatica”. Dalle ceneri degli stati nazione di vestfaliana memoria, oggi in evidente crisi a detta dell’autore, nascerebbe dunque l’Euramerica, ovvero un’Unione Atlantica ben più ambiziosa degli Stati Uniti d’Europa, tanto evocati dai loro sostenitori quanto derubricati a mera illusione da parte dei loro oppositori.
La proposta di Giorgio Fabretti nasce dalla consapevolezza dell’autore che nonostante gli apparenti segnali di frattura tra gli Stati Uniti e le nazioni europee, i due continenti mantengano ancora affinità valoriali necessarie e sufficienti per la creazione di un’unica nazione occidentale.

Fonte: libreriauniversitaria.it
La nascita dell’Euramerica paventata da Fabretti muove da un assunto tanto chiaro quanto condivisibile: uno stato europeo non esiste e probabilmente non esisterà mai. I tentativi di rendere l’Unione Europea uno stato federale oscillano al giorno d’oggi tra la pura velleità e l’utopia, mancando i presupposti teorici e gli elementi pratici per una sua creazione.
L’attuale Unione Europea, nata dall’idea del secondo dopoguerra di creare una comunità prima economica e poi politica che unisse i paesi del continente, ha abbondantemente dimostrato l’incapacità (sarebbe meglio dire l’impossibilità) di sviluppare una visione comune. E di svolgere la partita geopolitica in maniera autonoma e indipendente. I motivi di tante difficoltà sono da rintracciare in un grande equivoco, da cui anche il libro di Fabretti sembra prendere ispirazione. Ovvero la morte degli stati-nazione. Essi, al contrario di quanto paventato da molti, sembrano ancora gli attori protagonisti dell’ordine mondiale. Anzi, gli eventi suggerirebbero una loro riaffermazione più forte che mai.
L’evidente crisi del multilateralismo odierno e passato è il sintomo della supremazia delle singole sovranità nazionali su enti sovranazionali e organismi internazionali di ogni genere. Chiedere all’esercito comune europeo, idea che appare quanto mai irrealizzabile in virtù dell’assoluta riluttanza degli stati di cedere pezzi della propria sovranità ad un organismo sovranazionale. E chiedere, solo per citare un altro caso, al Venezuela, vittima dell’incursione americana che ha tentato di deporre il governo di Caracas attraverso la cattura del suo presidente e dittatore Maduro. Tutto fatto in barba al diritto internazionale, da sempre sottomesso al diritto del più forte, di cui proprio gli organismi multilaterali dovrebbero garantirne il rispetto.
Per queste ragioni sembra ancora improbabile la creazione di uno stato che sia in grado di unire le nazioni europee con la federazione americana. Detto che ce ne sia bisogno.
Come giustamente sostiene Fabretti, nonostante i recenti segnali di allontanamento tra gli Stati Uniti e l’Europa, i due continenti rimangono uniti più che mai. Le iniziative di Trump, spesso lette oltreoceano come tentativi di destabilizzare la comunità europea e come un tentativo americano di abbandonare il continente, tradiscono invece l’interesse statunitense nei confronti degli alleati europei, rei di essersi abbandonati sotto l’ombrello americano.
Da qui la spinta dell’amministrazione Trump per il riarmo europeo, nel tentativo di rianimare i paesi europei in vista delle sfide globali che attendono l’occidente e che lo richiedono unito.
Giulio Picchia
