Cosa ci lascia il 2025? La fotografia del CENSIS nel biennio 2023-2024
A dicembre di ogni anno il desiderio di tutti è lasciarsi alle spalle il passato e proiettarsi nel nuovo con un carico di entusiasmo e di speranza. Ma il fardello che ci portiamo sulle spalle c’è e rimane nonostante si voglia fare finta di niente, ma lo stesso fardello contiene anche questioni che potrebbero tramutarsi in opportunità.
La bussola per orientarci la fornisce come sempre il tradizionale rapporto del CENSIS, una fotografia che regala nitidamente il quadro degli italiani oggi. Per l’esattezza è la cinquantanovesima quella scattata sul 2024. Il primo dato che colpisce è il numero di cinquantenni assunti nel biennio 2023-2024. Su 833mila risorse umane assunte 704 mila hanno infatti più di cinquanta. Non un buon segno per l’occupazione giovanile. Il sogno per tutti quelli in cerca di lavoro resta il posto fisso, il 46 per cento lo ambisce nel settore pubblico, mentre solo poco più del 30 per cento nel settore privato.
Dal lavoro alle nascite: le culle restano sempre più vuote mentre il paese invecchia. Le persone che superano i 65 anni rappresentano il 24,7 per cento, quattordici milioni e mezzo, nel duemila erano dieci milioni, nel 1969 non arrivavano a cinque milioni.

Fonte: Risorsa Lavoro
Questo è il dato che intacca la speranza, sono solo infatti i giovani che possono trainare una società, i loro padri di mezza età li possono aiutare ma non certo gli ultrasessantenni.
In questo scenario ben si comprende il distacco sempre più crescente della popolazione italiana nei confronti della politica. Delusione che a volte si tramuta in critica accesa ed esasperata.
Nel 2024, secondo il Censis il trenta per cento dei nostri connazionale arriva a dire, alla domanda posta, che la politica non la sopporta più. Anzi in molti pensano che le autocrazie rispondano meglio alle esigenze del nostro tempo. Un campanello di allarme pericolosissimo.
Nell’ordine figure come XI Jiping, Putin, Orban ed Erdogan per oltre il dieci per cento degli italiani sono dei punti di riferimento. Papa Leone XIV unisce nei consensi il 66,7 per cento, un dato che si oppone in maniera evidente a chi guarda con favore ai regimi autoritari.
L’aumento dell’astensionismo e la diminuzione della partecipazione alle manifestazioni descrivono in maniera lampante la sfiducia nella politica degli abitanti dello stivale proiettato nel mediterraneo.
Meno della metà degli italiani si informa dei temi di politica interna ed internazionale, comportamento opposto a quello di un tempo non lontano.
Nel 2003 il sei per cento degli italiani partecipava ai cortei nel 2024 solo il tre. Tra i fattori che aumentano la sfiducia il debito pubblico è uno dei più importanti: a settembre di quest’anno ha toccato i 3081 miliardi di euro, il 38,2 per cento in più rispetto al 2004. Ma fa riflettere un altro indicatore ovvero la riduzione delle spese per la cultura a favore dei prodotti di nuova tecnologia, a partire da smartphone e computer.
Ma c’è un indicatore che nessuno può considerare sino in fondo: il genius loci italico. È questo che ci ha sempre contraddistinto e lo farà ancora.
Restiamo un Paese che riesce a trovare risorse e forza nel profondo della società nonostante i dati finora analizzati non lascino spazio a questa affermazione. Perciò guardiamo al nuovo anno con preoccupazione continuando altresì ad intravedere obiettivi di riscatto per gli italiani. Non possiamo e dobbiamo fare altrimenti.
Luigi Marra
