La nostra rappresentativa alle Olimpiadi di Mosca 1980 comprendeva due grandi campioni dell’atletica leggera: Sara Simeoni e Pietro Mennea
Sono passati 45 anni dai Giochi Olimpici di Mosca che furono caratterizzate dal boicottaggio promosso dagli USA come reazione all’invasione sovietica dell’Afghanistan. L’Italia non aderì al boicottaggio completo e permise ai propri atleti di partecipare sotto la bandiera olimpica. La nostra rappresentativa alle Olimpiadi di Mosca 1980 comprendeva due grandi campioni dell’atletica leggera: Sara Simeoni e Pietro Mennea. Entrambi si presentarono come detentori dei record mondiali delle loro specialità, rispettivamente salto in alto e 200 metri piani, e partirono con i favori del pronostico per conquistare la medaglia d’oro.

Fonte: Mondo Worldwide

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La finale del salto in alto si disputò il 26 luglio. Per la Simeoni si trattò della sua terza Olimpiade dopo quelle di Monaco del 1972 dove arrivò sesta con la misura di 1.85 mt e di Montreal in cui conquistò l’argento essendosi posizionata alle spalle di un’altra grande campionessa, la tedesca orientale Rosemarie Ackermann, prima donna al mondo a saltare oltre i due metri.
Sara e Rosemarie furono tanto acerrime rivali in pedana quanto sincere amiche fuori dalla pista. Ad accentuare il loro antagonismo fu il diverso stile di salto, ventrale per la Ackermann e forsbury per la Simeoni. L’altista veneta partì favorita alle Olimpiadi sovietiche in quanto detentrice del record mondiale conquistato due anni prima a Brescia con la misura di 2.01 mt., e campionessa europea in carica. In quel piovoso 26 luglio Sara, lacerata dall’ansia per l’imperativo di dover vincere a tutti i costi, all’ingresso allo stadio ebbe una pericolosa crisi di panico. A calmarla e ridestarla fu un urlo di incitamento di Erminio Azzaro, suo allenatore e futuro marito. A sorpresa la Ackermann si arrese alla misura di 1.94 mt, mentre continuarono la gara Sara, la polacca Urszula Kielan e la tedesca orientale Jutta Kirst.

Fonte: ANSA
L’atleta italiana fu l’unica delle tre contendenti a saltare la misura di 1.97 mt e si aggiudicò la meritata medaglia d’oro. Al momento della premiazione, in assenza dell’inno italiano per motivi legati al boicottaggio, Sara canticchiò Viva l’Italia, capolavoro di Francesco De Gregori. La splendida carriera dell’altista veneta proseguì e quattro anni dopo, alle Olimpiadi di Los Angeles, la Simeoni conquistò l’argento volando sopra i due metri.

Fonte: iO Donna
La finale dei 200 metri piani maschili venne disputata due giorni dopo il trionfo di Sara, ovvero il 28 luglio. Per Pietro Mennea si trattò della terza Olimpiade. Sui 200 metri ai Giochi di Monaco 1972 il velocista barlettano conquistò la medaglia di bronzo dietro a campioni del calibro del sovietico Valerij Borzov e dello statunitense Larry Black mentre a Montreal 1976 deluse arrivando al quarto posto. Mennea, raccogliendo i frutti di turni di allenamento massacranti imposti dal suo rigido allenatore Carlo Vittori, il 12 settembre 1979 alle Universiadi di Città del Messico conquistò il record mondiale dei 200 mt. portandolo a 19”72, record che ha resistito per ben 17 anni.
Per i 200 metri alle Olimpiadi di Mosca l’atleta pugliese partì con i favori del pronostico alla pari dello scozzese Allan Wells, in splendida forma anche mentale in quanto fresco trionfatore nella finale dei 100 metri piani, al contrario di Mennea che era stato clamorosamente eliminato nelle batterie di semifinale. Alla vigilia della prova dei 200 mt. Pietro era distrutto, col morale a terra, sicuro di perdere il confronto con il britannico. Chiese aiuto al fratello minore sfogandosi con lui al telefono e a Valerij Borzov che in un’ora e mezza di chiacchierata gli diede la giusta carica.

Fonte: La Gazzetta dello Sport
In vista della finale Vittori stabilì la strategia per battere Wells: lasciare sfogare lo scozzese per metà corsa, restare in scia, puntare sull’allungo finale a scavalcarlo. Il 28 luglio si disputò la finale. Il sorteggio non fu benevolo con Pietro assegnandogli la corsia più esterna, l’ottava. In settima il suo grande rivale Allan Wells. Come nelle previsioni di Vittori il britannico partì velocissimo e superò subito Mennea, apparso in partenza lento e poco reattivo.
Alla fine della curva Wells era primo con un distacco considerevole su Don Quarrie e Leonard. Pietro era quarto, distante circa tre metri dallo scozzese. Mennea si trasformò nella Freccia del Sud, cambiò marcia e negli ultimi metri la sua progressione fu devastante. Entrata nella storia quella rimonta raccontata in telecronaca per la Rai dal grande Paolo Rosi “…recupera, recupera, recupera, recupera, recupera, ha vinto, ha vinto…” a supporto di quel momento magico.

Fonte: OA Sport
Mennea fermò il cronometro a 20”19 e per una volta tanto diede vita alla sua gioia per un oro conquistato per soli due centesimi di secondo. La tattica di Vittori si rivelò giusta, Pietro negli ultimi 60 metri volò sulla pista di Mosca. Wells riconobbe il grande talento del velocista barlettano cercando altresì di trovare qualche giustificazione come l’aver fatto sesso nella notte precedente alla finale.
La conquista della medaglia d’oro di Mennea a Mosca è ancora oggi ricordata, a 45 anni di distanza, come una delle imprese più significative dello sport italiano e internazionale.
Gian Luca Cocola
