Una squadra entrata nel cuore di tutti gli sportivi, italiani e stranieri
A distanza di anni non si spegne l’eco del “Grande Torino” ad evocare una squadra entrata nel cuore di tutti gli sportivi, non solo italiani. Una formazione salita alla ribalta nell’Italia dell’immediato dopoguerra, applaudita e amata da tutti incondizionatamente andando oltre ogni appartenenza. Il triste epilogo, avvenuto in circostanze drammatiche, ha dato l’immortalità a quella squadra diventata leggenda.
L’approdo alla presidenza della squadra granata dell’imprenditore Ferruccio Novo nel 1939 costituì il primo mattone del Grande Torino. Il neopresidente, in passato difensore del Toro, si rivelò manager dalle grandi capacità gestionali e organizzative, oltre che persona assai competente sulle res calcistiche. Nell’estate del 1942 il presidente comprò dal Venezia Ezio Loik e Valentino Mazzola, due calciatori che contribuirono pesantemente alla conquista dello scudetto e della Coppa Italia in quella stessa stagione (il Torino fu la prima squadra italiana a fare il “double” campionato-coppa nazionale). La definitiva consacrazione della compagine granata avvenne nel dopoguerra quando vinse quattro scudetti di fila dal 1945 al 1949 surclassando tutte le rivali nella corsa al titolo. Il Torino si espresse ai massimi livelli nelle stagioni 1946-47, quando vinse il campionato con dieci punti di vantaggio sulla rivale Juventus segnando 104 reti in 38 incontri, e 1947-48 in cui vinse lo scudetto con ben 16 punti di vantaggio sul trio Juventus-Milan-Triestina e realizzando 125 gol in 40 partite. Il 10-0 inflitto all’Alessandria costituisce ancora oggi il record come vittoria con più largo scarto nella storia della serie A.
Il Grande Torino fu una squadra straordinaria a livello di risultati e di gioco con l’adozione del “sistema”, detto anche WM, un modulo tattico con cinque giocatori difensivi schierati a W e cinque offensivi a M. Uno schema innovativo e avveniristico sviluppato dai vari allenatori succeduti sulla panchina e soprattutto da Erno Ebstein, tecnico ebreo ungherese sfuggito alle deportazioni, uno dei primi fautori della preparazione atletica, a cui si sono ispirati grandi allenatori come Rinus Michels che con l’Ajax e l’Olanda diffuse il calcio totale negli anni ’70.

Fonte: Calcio Hellas
I calciatori torinisti costituirono l’ossatura della Nazionale Italiana che nell’estate del 1950 avrebbe partecipato ai Campionati Mondiali in Brasile. Nella partita dell’11 maggio 1947 contro l’Ungheria il commissario tecnico Vittorio Pozzo schierò addirittura dieci giocatori granata in campo. I ragazzi, legati tra loro da vera amicizia, furono amati e apprezzati dagli sportivi per le loro qualità umane oltre che calcistiche. Il più acclamato era Valentino Mazzola, il capitano, tuttocampista, formidabile cannoniere, il quale dava la carica alzandosi le maniche. Valentino è stato considerato dalla stampa sportiva come uno dei più forti calciatori di tutti i tempi. Il figlio Sandro ne ha ereditato le straordinarie capacità diventando anche lui una stella del calcio internazionale.
Valentino Mazzola, dall’animo generoso e sensibile, accettò l’invito del suo amico Francisco Chico Ferreira, capitano del Benfica e della Nazionale portoghese, di giocare un’amichevole per l’addio al calcio di Francisco (in seguito posticipato di tre anni). La partita Benfica-Torino si disputò a Lisbona il 3 maggio 1949 e vide la vittoria dei lusitani per 4-3. Al rientro, il 4 maggio, l’aereo su cui viaggiava la squadra venne avvolto da una fitta nebbia presente sulle colline circostanti il capoluogo piemontese. Alle 17.05, anche a causa del malfunzionamento dell’altimetro, il mezzo volante si schiantò contro i muraglioni sul retro della basilica di Superga. Perirono le trentuno persone a bordo, non si salvò nessuno.

Fonte: Torino FC
Tra le vittime anche il giornalista Renato Tosatti, padre del più famoso Giorgio. A riconoscere le salme fu chiamato Vittorio Pozzo. La tragedia di Superga sconvolse gli sportivi di tutto il mondo tanto da spingere una folla di circa un milione di persone a partecipare ai funerali. Per le quattro restanti gare di campionato vennero impiegati i ragazzi delle giovanili al pari delle avversarie. La squadra granata vinse il suo sesto scudetto, il quinto consecutivo. Quei campioni del “Grande Torino” sono entrati nella leggenda e i loro nomi si tramandano nei cuori degli sportivi: Bacigalupo, i fratelli Ballarin, Bongiorni, Castigliano, Fadini, Gabetto, Grava, Grezar, Loik, Maroso, Martelli, Mazzola, Menti, Operto, Ossola, Rigamonti, Schubert.

Fonte: TorinoClick
In loro onore e in ricordo della tragedia di Superga nel 2015 la FIFA ha proclamato il 4 maggio come “Giornata mondiale del calcio”.
Gian Luca Cocola
