I manifesti, riconducibili al periodo dei bombardamenti del 1943 sulla Capitale, riportano disposizioni diffuse dal regime fascista per la popolazione civile

Roma non finisce mai di stupire.  Riemergono reperti archeologici durante lavori e scavi in ogni parte della città. Questa volta però, non si tratta di un tempio antico o di una statua di marmo. Cinque manifesti risalenti agli anni ‘40 sono stati ritrovati alcuni giorni fa in Via Cola di Rienzo, nel cuore dello shopping romano nel quartiere Prati, durante i lavori di ristrutturazione di uno storico negozio di scarpe. Si tratta di affissioni di propaganda bellica e ordinanze per la protezione antiaerea e il coprifuoco.

La scoperta è avvenuta durante la rimozione degli specchi, installati nel 1976, che facevano da sfondo alle vetrine su strada dell’attività commerciale. Le strutture, realizzate a ridosso dell’edificio, erano rimaste installate per decenni. Togliendole, sono riemersi i manifesti, che erano stati affissi direttamente sul muro e che si sono conservati per oltre ottant’anni, ancora leggibili nonostante il tempo trascorso. I testi raccontano di una città in guerra: propaganda bellica, disposizioni per la protezione antiaerea, ordinanze sul coprifuoco e comunicazioni rivolte ai cittadini durante il secondo conflitto mondiale.

I manifesti, riconducibili al periodo dei bombardamenti del 1943 sulla Capitale, riportano disposizioni diffuse dal regime fascista per la popolazione civile. Tra queste, l’ordine di «oscuramento parziale delle luci», misura adottata per ridurre la visibilità della città, per evitare che la luce si propagasse verso l’alto, ostacolando così le incursioni aeree dei bombardieri anglo-americani. Finestre, insegne, lampade e altre fonti luminose dovevano essere spente o schermate.

Manifesto oscuramento – Fonte: Laura Spadella

Una testimonianza che restituisce una dimensione concreta del conflitto e che, riemersa oggi in una delle vie più frequentate e ricche di negozi del centro di Roma, riporta alla memoria la realtà di un Paese in guerra meno di un secolo fa. Accanto agli avvisi legati all’emergenza bellica, sono emerse anche affissioni firmate dal Comitato d’Azione Maltese, rivolti ai «Maltesi d’Italia» e agli «Italiani di Malta».

Manifesto Malta – Fonte: Laura Spadella

Nei testi compare l’invito all’insurrezione contro il dominio britannico sull’isola, accompagnato da richiami propagandistici per promuovere un ritorno della «piccola famiglia italiana sperduta nel mare di Roma alla grande Madre». Il testo era diretto agli studenti del Regno, e insisteva sull’idea di un’isola sottratta alla sua presunta appartenenza italiana e destinata a ricongiungersi alla “Madre Patria”. Un’altra affissione ha invece un tono satirico e razzista. È intitolata “I difensori della Francia”. L’immagine, ormai sbiadita e logorata dal tempo, appartiene alla propaganda razzista dell’epoca: una caricatura utilizzata per colpire l’esercito francese attraverso la rappresentazione dei soldati provenienti dalle colonie africane.

La scoperta è stata segnalata dalla storica dell’arte Maria Isabella Safarik, che ha notato le affissioni portandole all’attenzione dei cittadini e delle autorità competenti. Sono intervenuti la Polizia locale e la Soprintendenza di Roma Capitale, che ha preso in carico il materiale e sta valutando le modalità più adeguate a garantirne la tutela e la conservazione. I manifesti rappresentano infatti una rara e preziosa testimonianza della vita quotidiana della Roma degli anni ’40. Sopravvissuti quasi per caso dietro una parete commerciale, restituiscono oggi uno spaccato autentico di quel periodo.

Non si tratta di reperti monumentali, ma di semplici carte che raccontano il clima che si respirava nella città, da poco entrata nel secondo conflitto mondiale. Il fatto che siano rimaste quasi intatte le rende una testimonianza rara di quegli anni nella Capitale.

Più che semplici affissioni, sono tracce materiali della nostra memoria: frammenti di una Roma in guerra, sopravvissuti al tempo e riaffiorati casualmente sotto gli strati della città contemporanea, sempre capace di custodire il proprio passato.

Laura Spadella