In tutti i libri scritti da Maurizio de Giovanni le storie, i delitti, le trame narrative servono da palcoscenico immaginario per aprire al lettore paesaggi e dettagli che coinvolgono l’essere umano per tutto il ciclo della sua esistenza

A distanza di due anni tornano in scena i poliziotti del Commissariato napoletano di Pizzofalcone alle prese, questa volta, con un misterioso incidente stradale le cui caratteristiche inusuali fanno pensare alla possibilità di un delitto mascherato. In realtà, questo elemento narrativo, rappresenta la base per indagare le diverse sfaccettature di una condizione particolare, quella di figli, che coinvolge, a vari livelli, i protagonisti della storia.

Come accade puntualmente in tutti i libri scritti da Maurizio de Giovanni le storie, i delitti, le trame narrative servono da palcoscenico immaginario per aprire al lettore paesaggi e dettagli che coinvolgono l’essere umano per tutto il ciclo della sua esistenza. In sintesi, ai protagonisti umani nella narrazione dello scrittore napoletano, si aprono via via orizzonti e percorsi molto più intimi e personali, in cui il lettore possa specchiarsi e rispecchiarsi, anche più volte e in modo diverso, andando ad indagare emozioni, sentimenti, passioni, delusioni e speranze. Elementi che, di volta in volta attraversano le pagine del libro con riflessioni, eventi, dialoghi, richiamano la necessità di comprendere, ove possibile, i labirinti della mente e dell’animo. E in questo libro, l’impalcatura narrativa non cambia, andando ad esplorare quel territorio particolare che riguarda la condizione di figli: una realtà esistenziale inevitabile per chiunque nasca.

Fonte: Sito web Einaudi editore

Si può non essere madre, padre, sorella o fratello ma è inevitabile essere figli. Anche nella più oscura realtà, essere orfani o addirittura abbandonati alla nascita, la condizione di figli è e sarà ineluttabile. E Maurizio de Giovanni sa condurci nella specificità di questa dimensione psicologica ed esistenziale, sia nella dinamica soggettiva esclusiva che nella costruzione delle relazioni in entrambi i sensi: i vissuti del/dei genitori verso il figlio/figlia e viceversa. Per realizzare questo percorso, de Giovanni costruisce una strada narrativa, quella del delitto e la ricerca del colpevole, per poi aprire numerose complanari affettive ed emotive dei vari protagonisti che direttamente o indirettamente percorrono la traiettoria narrativa principale.

Emergono e trovano spazio così la solitudine, la paura del dolore e della perdita, il vuoto o la ricchezza della notte e del giorno, la malinconia ma anche la speranza, la quotidianità che può essere densa di avvenimenti esterni ma che porta possibili vuoti dentro le persone. In tutto questo, talvolta sullo sfondo e tra le righe, altro protagonista manifesto e prorompente, sempre   grande contenitore e motore della storia è lui: l’amore. L’amore che sa farsi forza o disperazione, che si esprime in forme diverse se lega relazioni familiari o se coinvolge altre persone, se passato, presente, futuro o addirittura solo immaginato, desiderato. L’amore che sa costruire argini nei confronti del dolore o che si sfalda sotto la pressione della sofferenza e può trasformarsi nelle sue varie forme: distacco, indifferenza, rabbia, odio e talvolta anche rinuncia.

E, alla fine, de Giovanni ci fa comprendere come anche un sentimento che dovrebbe essere puro e alto, in teoria il più altruistico, possa sfociare e modificarsi nell’odio più completo: se dall’amore può nascere la vita, dall’amore può scaturire la morte. Si sente in questo libro e nella sua capacità coinvolgente, quella che mi piace definire la grande immersione nell’amore che de Giovanni ci ha regalato con “L’antico amore”.

Maurizio De Giovanni – Fonte: Sito ufficiale Maurizio De Giovanni

Nella finzione narrativa ha saputo sollevare il coperchio di quello scrigno prezioso che lo contiene, anche se l’amore, nella società attuale, ha spesso assunto la forma dell’egoismo, del possesso, del consumo e della solitudine e che invece è necessario recuperare e vivere nella sua dimensione migliore.

Giuseppe Fabiano