L’incursione dei droni russi nello spazio aereo polacco può essere considerata come un test per valutare le capacità difensive della Polonia e della Nato
Il presidente degli Stati Uniti Trump ripete spesso che «la mia pazienza sta finendo rapidamente», ma appare più un cane che abbaia ma che non morde, infatti non prende provvedimenti contro Putin, nonostante il presidente russo lo abbia sfidato lanciando i suoi droni contro un Paese alleato e membro della Nato, la Polonia.
“Forse si è trattato di un errore” ha dichiarato il capo della Casa Bianca. Putin peraltro ha mandato un segnale sulla sua determinazione: ha partecipato in uniforme militare alle esercitazioni russo-bielorusse con centomila soldati schierati e operativi.
La tesi dell’errore non regge. È stata un’incursione premeditata per mettere alla prova le capacità di difesa e di reazione della Polonia e della Nato». A sottolinearlo è stato l’ex direttore della Cia David Petraeus.
Analisti come Petraeus, ma anche molti altri, invitano ad una risposta concreta ed immediata come le sanzioni secondarie citate da Trump al Congresso, perché l’unica lingua che il presidente russo Putin capisce è quella della forza in risposta alla forza.
Si tratterebbe del riposizionamento delle difese aeree e missilistiche e di usare i beni russi congelati in Europa, non per confiscarli, ma come collaterali a garanzia di un prestito da elargire subito all’Ucraina, che lo restituirà quando Mosca pagherà i danni della guerra provocata».
L’incursione dei 19 droni russi nello spazio aereo di Varsavia può essere considerata come un test per valutare le capacità difensive della Polonia e in generale della Nato. E quale è stata la risposta dell’Alleanza Atlantica? È stata definita la “Sentinella dell’Est”.

Fonte: Il Messaggero
Il segretario generale Rutte ha dato il via alla missione dopo l’incidente in Polonia: sono stati schierati Jet alleati, uomini e contraerea al confine orientale. La strategia militare potrebbe arrivare sino ad una no-fly zone
Ciò che l’Alleanza atlantica sa bene e che in Polonia non si è trattato di un incidente isolato. Incursioni e aggressioni di stampo russo si sono già registrate «in Romania, Estonia, Lettonia e Lituania. La Russia non si fa scrupoli di invadere i cieli ad occidente dei suoi confini.

Fonte: L’Espresso
Un dato però risulta evidente di quanto accaduto in territorio polacco: la reazione è stata efficace e tempestiva, ma non soddisfacente sui risultati: pochi i droni abbattuti a fronte di un grande utilizzo di jet e missili. Non di secondo piano anche il tema finanziario: «Non possiamo continuare a sparare missili da centinaia di migliaia di euro per abbattere droni che costano poche decine di migliaia», hanno fatto trapelare dalla Nato.
A dimostrarlo le forze impiegate nella “Eastern Sentry”, un impegno mai visto fino ad oggi: dalla Finlandia fino al Mediterraneo si estenderà lo scudo protettivo rappresentato dalla caccia, dalle batterie missilistiche, da tecnologie di disturbo contro i piccoli velivoli teleguidati.
In aggiunta anche una componente invisibile: una cupola di apparati da “guerra elettromagnetica” per redere inattaccabile il sistema comunicazioni satellitari.
Gli “stati maggiori” rammentano inoltre che sarà operativa una barriera attiva H24, come a dire i russi non ci prenderanno mai impreparati.
Il nuovo impegno della NATO colma il vuoto lasciato dopo la decisione dello scorso luglio degli Stati Uniti di ritirare i Patriot dalla Polonia, al loro posto ci saranno batterie tedesche e norvegesi. Un segnale americano che non lascia dubbi: il compito tocca agli stati europei.
L’allontanamento dal fronte europeo quello della Casa Bianca per dedicarsi principalmente all’Asia e al Medio Oriente.
Nonostante i droni russi lanciati da Putin sui territori polacchi, dunque, Trump non ha cambiato idea.
Il governo guidato da Giorgia Meloni contribuirà alla nuova missione continentale a difesa del fronte orientale. Saranno destinati alla missione due caccia in più di quelli già oggi schierati lungo il confine più caldo dell’Europa.

Fonte: Euronews.com
Roma inoltre ha offerto la sua disponibilità ad ampliare il tempo di permanenza del Samp-T già schierati in Estonia oltre a garantire il controllo difensivo del lato est con il jet-radar Caew. È la dimostrazione che Giorgia Meloni non si è sottratta alle sue responsabilità, era obbligata certo ma poteva tergiversare e non lo ha fatto.
La pressione delle cancellerie europee è stata forte su di lei per aiutare lo sforzo complessivo nella difesa da nuove possibili offensive russe a partire nuovamente dall’uso di droni.
Secondo il commissario europeo alla difesa, il lituano Andrius Kubilius, Putin è il «nemico pubblico numero uno dell’Ue». E inoltre l’esponente politico del paese baltico sostiene che “la Russia sta preparando un attacco all’Europa «nei prossimi 3-4 anni» e quel che accaduto in Polonia è stato un «test» non un incidente”.
Su questo panorama il ministro della difesa Guido Crosetto ha le idee chiare e manda un messaggio chiaro ai suoi alleati di governo e alle opposizioni; «Non siamo pronti né ad un attacco russo né ad un attacco di un’altra nazione, lo dico da più tempo. Penso che abbiamo il compito di mettere questo Paese nella condizione di difendersi se qualche pazzo decidesse di attaccarci: non dico Putin, dico chiunque».
Le sue valutazioni sono in linea con le parole di Sergio Mattarella.
Il Capo dello Stato durante la recente visita ufficiale in Slovenia ha prefigurato «il baratro».
Non in linea Matteo Salvini: “Per me e per la Lega la priorità è la sicurezza nazionale, la difesa e la sicurezza dei confini, soprattutto quelli da cui sbarcano delinquenti e terroristi». Il pericolo sono i migranti. «Il mio problema non sono i carri armati russi ma i troppi delinquenti stranieri che sbarcano».
Come tante altre volte, non riguarda solo i Salvini, le questioni di politica internazionale in Italia sono diventate di nuovo l’occasione per dividersi, pensando purtroppo di più al proprio elettorato che agli interessi complessivi del mondo.
Luigi Marra
