Reperti di epoca romana e medievale sono stati portati alla luce dai cantieri a Piazza Venezia per la linea C della metropolitana

Durante gli scavi sono emersi i resti di un’insula romana e il tracciato medievale dell’antica via Flaminia.

Roma non finisce mai di stupire e nel cantiere per la costruzione della stazione della Metro C di Piazza Venezia sono venuti alla luce reperti di epoca romana e medievale. I lavori si svolgono sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Speciale di Roma, commissionati da Roma Metropolitane, per conto di Roma Capitale, e realizzati dalla società Metro C, guidata da Webuild e Vianini Lavori, e al momento procedono senza ritardi rispetto ai tempi previsti.

Durante gli scavi, sono affiorati i resti di un’insula romana, un edificio a più piani di epoca tardo repubblicana e primo imperiale, residenza per le classi medio basse della società romana, con funzione abitativa e commerciale. Una sorta di condominio in cui i piani inferiori erano adibiti a botteghe, le tabernae, ed i piani superiori alle abitazioni vere e proprie. Con i lavori in Piazza Venezia sono emerse nuove testimonianze della millenaria stratificazione della Capitale.

Le ultime indagini archeologiche hanno riportato alla luce anche una porzione dell’antico tracciato della via Flaminia, compreso il suo percorso medievale, affiancato da strutture murarie di diverse epoche. La strada, costruita originariamente in basoli durante l’età romana, subì profonde trasformazioni nel Medioevo: al posto della lastricatura in pietra furono progressivamente sovrapposti strati di terra battuta, documentati oggi dalle immagini stratigrafiche prodotte dallo scavo. Non lontano da questo tracciato, sono emerse anche alcune calcare, le fornaci usate per la produzione di calce viva e lavorazione del marmo, anch’esse risalenti al periodo medievale.

Piazza Venezia, scavi Metro C – Fonte: Ministero Cultura, Soprintendenza Speciale di Roma

Millenni di stratificazioni che riemergono nel cuore di Roma, tra il Vittoriano e Palazzo Venezia, l’imponente edificio rinascimentale voluto nel 1455 dal cardinale Pietro Barbo, divenuto poi papa Paolo II.  Intorno al palazzo, nel corso dei secoli, si sono sovrapposti altri edifici, fino agli abbattimenti avvenuti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento per l’ampliamento dell’attuale piazza. Nonostante la complessità e la ricchezza dei ritrovamenti, la Soprintendenza rassicura: i lavori procedono secondo il cronoprogramma e non si prevedono rallentamenti.

Gli archeologi sono già impegnati nell’analisi dei reperti, passaggio fondamentale per la loro futura musealizzazione all’interno della cosiddetta archeo-stazione di Piazza Venezia, un innovativo museo sotterraneo integrato nella rete della metro C. Di una “straordinaria stratigrafia” che racconta la storia della piazza nel cuore della Capitale, parla la Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro: “Ancora una volta la costruzione di una stazione della metropolitana ci fa riscoprire il passato della nostra città. È nel sontuoso palinsesto di varie epoche che torna sotto i nostri occhi e dovrà essere valorizzato al meglio nella futura stazione che risiede il grande fascino di questo scavo, che la Soprintendenza sta conducendo all’interno dei lavori per la realizzazione della Linea C”.

Fornaci – Fonte: Soprintendenza Capitolina

Secondo la responsabile scientifica dello scavo, l’archeologa della Soprintendenza Marta Baumgartner “Il rinvenimento di strutture abitative di epoca romana rappresenta una straordinaria occasione di conoscenza della topografia storica del centro di Roma. Questi resti, riconducibili a edifici residenziali di età imperiale, contribuiscono ad arricchire il quadro urbanistico dell’area inserendo i grandi monumenti conosciuti nel tessuto abitativo”.

Dalla Soprintendenza sottolineano come tutte le costruzioni succedutesi nei secoli, dagli edifici di epoca romana fino ai palazzi moderni demoliti tra Ottocento e Novecento per l’ampliamento di Piazza Venezia, abbiano inglobato, modificato o riutilizzato strutture preesistenti, dando vita a un tessuto archeologico di straordinaria complessità. È proprio questa stratificazione continua a rendere necessario un lavoro paziente e meticoloso: solo attraverso lo scavo, l’analisi e lo studio sistematico dei reperti sarà possibile ricostruire un quadro coerente e completo delle fasi storiche emerse.

Un passaggio fondamentale anche in vista della futura ricollocazione dei materiali e delle strutture all’interno della archeo-stazione, destinata a diventare un nuovo polo museale sotterraneo nel cuore di Roma.

Laura Spadella