Al Teatro Quirino fino al 15 febbraio
La sapiente regia di Valerio Santoro e la capacità interpretativa degli attori danno un’attualissima vitalità e contemporaneità a La rigenerazione, l’ultimo dei lavori drammaturgici di Italo Svevo, composto tra il 1926 e il 1927. Il testo affronta con lucidità, ironia, sarcasmo, cinismo e realismo il tema della vecchiaia e il desiderio di una chimerica eterna giovinezza.
Il protagonista della commedia è Giovanni Chierici (magnificamente impersonato da Nello Mascia), un uomo che si barcamena nella vita riuscendo a far convivere le sue fragilità con gli avvenimenti che lo coinvolgono. Un punto di incontro tra queste due componenti si materializza quando gli viene offerta la possibilità, attraverso una “moderna” operazione medica, di ritornare indietro nel tempo, ritrovarsi in quella giovinezza che inesorabilmente fugge via con il passare degli anni e che avvicina sempre più al giorno della fine della vita.

Fonte: Photocredit Tommaso Le Pera
Si apre qui un labirinto intenso di pensieri, riflessioni, speranze, delusioni e amarezza che, di volta in volta, vengono coltivate o sminuite dagli altri personaggi della commedia, anch’essi ottimamente interpretati, con un equilibrio perfetto tra personaggio e funzione drammaturgica, da Massimo De Matteo, Roberta Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi, Nicolò Prestigiacomo, Mauro Parrinello, Roberto Burgio, Roberto Mantovani.
Svevo propone con la sua commedia, ancora una volta come nella sua narrativa, la sua visione dell’uomo del tempo, un eroe mediocre con le sue fragilità che deve far fronte sia ai propri bisogni e desideri sia alle richieste della società e ai suoi cambiamenti. Tale condizione è simbolicamente rappresentata in scena da momenti di rifugio onirico del protagonista.
E anche qui, paradossalmente, il mondo dei sogni diventa lo spazio per rappresentare desideri ma anche per far manifestare i conflitti e le incoerenze: il protagonista e la sua anima profonda si confrontano, con il presente e con il passato e con un futuro travestito, finto, irrealistico. Riecheggiano nel testo, e nella dinamica esistenziale drammaturgicamente proposta, i temi del tempo per come visto da Nietzschee la dialettica del pensiero di Pascal e di Leopardi sull’esistenza e la consapevolezza dell’uomo e del suo esistere. Elementi questi apparentemente distanti dal nostro quotidiano ma di estrema attualità nel mondo contemporaneo, dove l’apparire e l’avere diventano più forti e gratificati dell’essere, dove il potere e l’autorità prendono il posto, anche morale, del rispetto e della comprensione e dove soprattutto il valore dell’estetica supera ampiamente quello dell’etica. Ecco, quindi, che il tema del tentativo di fermare lo scorrere inesorabile del tempo, ricorrendo anche a trucchi estetici o a manipolazioni del Sé e al rinnegare, quasi psicoticamente, quello che la natura ha previsto per l’essere umano, diventa un problema da risolvere sempre, comunque e a tutti i costi.

Fonte: Photocredit Tommaso Le Pera
Svevo si rivela quindi attualissimo e la rappresentazione scenica, quella drammaturgica, quella interpretativa di questa commedia, per come orchestrata e costruita da Santoro e da tutti gli attori in scena, sottolinea la necessità, che può diventare utilità, di una presa di conoscenza più profonda e più realistica della nostra esistenza, valorizzando gli elementi essenziali per una buona vita e non focalizzandosi sull’illusoria e frustrante ricerca di una impossibile e illusoria giovinezza continua.
Una commedia da non perdere per chi ama veramente il teatro, dove la rappresentazione assume i contorni simbolici dei contrasti: l’ironia passeggia a braccetto con il dramma, la definizione dei personaggi arriva a debita distanza alla soglia della caricatura senza mai oltrepassarla, la comicità si accompagna alla riflessione restituendo al teatro anche quel ruolo di rappresentazione della realtà in equilibrio tra intrattenimento e messaggio pedagogico, tra trasfigurazione e verosimiglianza, in un continuo confronto e ripetizione tra passato, presente e futuro.
Giuseppe Fabiano
