Siamo convinti che il rapporto tra cittadino (onesto) e Legge sia veramente sano?

Ci sono situazioni che inducono a una riflessione e che illustrano, in maniera assai chiara, quali siano i comportamenti da adottare davanti a determinate dinamiche.

Qualche giorno fa chi scrive è stato spettatore di un fatto che ha messo in luce la percezione che si ha nei confronti della Legge nelle sue molteplici sfaccettature. Una signora, avanti con gli anni e con più di qualche problema di memoria, era seduta su un gradino di un negozio, senza nessuno al suo fianco. Un signore, anch’egli molto in là anagraficamente, vedendola in difficoltà, le si è avvicinato e, in maniera del tutto umana e premurosa, le ha chiesto se avesse bisogno di qualcosa e l’ha accompagnata in un bar dove poter usufruire della toilette.

Il proprietario del bar conosceva molto bene questo signore che, come chi scrive, è cliente abituale del locale. Poiché la signora tardava ad uscire, il suo “accompagnatore” andava di tanto in tanto a bussare alla porta per chiederle se tutto andasse bene o se, al contrario, avesse bisogno di aiuto. Ma ad ogni bussata corrispondeva una risposta positiva.

Dopo un tempo abbastanza lungo, la signora è uscita e il gentiluomo si è offerto di accompagnarla a casa, pur non conoscendola e non sapendo, quindi, dove abitasse. Il sottoscritto ha riconosciuto la donna e ha indicato quale fosse il portone (la poveretta, infatti, aveva dato una via completamente sbagliata). Per rispetto e decoro, eviteremo di descrivere le condizioni in cui era ridotto il bagno.

Vero è che, mentre i due si stavano avviando al portone dell’abitazione, la badante, che nel frattempo stava impazzendo perché non l’aveva più trovata nel punto in cui l’aveva lasciata, li ha visti da lontano e, in lacrime per la tensione, si è precipitata verso la signora abbracciandola e scusandosi mille volte per l’accaduto. Non è dato sapere quanto l’anziana abbia compreso dello spavento che la ragazza si era presa ma, come si suol dire, tutto è bene quel che finisce bene. E così, i tre sono giunti al portone e il signore ha affidato premurosamente la donna nelle mani della domestica.

Fonte: la Repubblica

Tornato indietro, si è fermato a parlare dell’accaduto col sottoscritto e col padrone del bar; quest’ultimo, però, lo ha invitato, in caso di una futura situazione analoga, a non portare più nel proprio locale persone in stato confusionale.

Prima che qualche lettore o lettrice getti una croce sul barista, è bene specificare che stiamo parlando di una persona onesta, lavoratrice e disposta a venire incontro ai bisogni delle persone, amiche e non. Il motivo di questo “respingimento” è stato spiegato come segue: qualora la signora fosse caduta per una qualsivoglia ragione e il capitombolo avesse comportato dei seri problemi fisici, immediatamente il locale sarebbe stato invaso da medici e infermieri giunti in ambulanza, vigili, Carabinieri e il tutto si sarebbe tradotto in accertamenti, controlli e domande di vario genere, portando il proprietario a delle noie. Tutto in quel locale è in regola ma si sa, davanti alla burocrazia, può esserci sempre qualche intoppo.

Fonte: Ministero dell’Interno

Ebbene, le giustificazioni di questo amico e lavoratore hanno portato colui che scrive ad una riflessione: se oggi, compiere un gesto di altruismo risveglia una serie di dubbi, incertezze e paure, siamo convinti che il rapporto tra cittadino (onesto) e Legge sia veramente sano? Forse, l’indifferenza che spesso ci caratterizza, è proprio figlia di questa percezione.

Ciò che è successo, lo ripetiamo, non ha nulla a che vedere con la cattiveria e il menefreghismo che sì, in certi casi, sono alla base di determinati comportamenti; in questa circostanza, invece, parliamo di una persona onesta che però, davanti ad uno scenario burocratico e legale come quello sopra descritto, ha invitato l’amico-cliente a non prendere più questo genere di iniziative se poi la questione deve interessare il suo locale.

Torto o ragione? Forse la verità sta proprio nel mezzo: da un lato l’anziano signore ha sentito il bisogno di aiutare una poveretta che era in difficoltà (e ce ne fossero di cittadini così), dall’altro un onesto lavoratore ha rischiato di vedere compromessa la propria attività per via di accertamenti che, in caso di infortunio, sarebbero sicuramente stati avviati da chi di dovere.

Purtroppo, questo è il risultato a cui un sistema malato ci ha portato. Pensare di aiutare il prossimo, oggi, rappresenta un “problema” per ciò che può capitare in caso di imprevisto. La sicurezza di ricevere un “grazie” o una stretta di mano per non aver voltato la testa dall’altra parte ha lasciato il posto all’indifferenza e alla paura di entrate in un tunnel legale da cui potrebbe essere assai arduo uscire.

Fonte: Il Sole 24 ORE

Parafrasando un motto del celebre Leo Longanesi che recitava “I buoni sentimenti promuovono sempre ottimi affari” potremmo dire che questi ultimi sono tali per gli studi legali a cui bisogna rivolgersi in quanto rei di aver dato una mano a chi ne aveva bisogno.

Stefano Boeris