Ansa

La parola chiave adesso è decoupling, ovvero il disaccoppiamento fra le ragioni dettate dall’economia e il sistema dei rapporti politici fra l’Unione europea e la Cina

8 aprile 2023 – Non è un mistero che nei confronti di una politica estera comune i paesi dell’Unione europea mostrino atteggiamenti divergenti a seconda dei loro personali interessi economici e commerciali. La maggior parte dei paesi dell’Ue considera la Cina un partner finanziario insostituibile, pur temendo il rischio di venire fagocitati dalla sfidante capacità di penetrazione commerciale che il colosso cinese ha già dimostrato di avere, in altre aree del mondo, nel perseguire e centrare i propri obiettivi.

Il 6 aprile scorso il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, in visita di stato congiunta a Pechino, hanno incontrato il presidente cinese Xi Jinping. Intanto, nei mesi precedenti erano volati in Cina diversi leader europei, come il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez.

La ragione di tutte queste visite è consequenziale. Alla fine del 2022 la Cina è uscita dal periodo di restrizioni provocate dalla pandemia. È quindi logico che con le riaperture dei confini, post isolamento forzato, siano riprese le attività diplomatiche in presenza, tra il presidente Xi e i leader del resto del mondo.

Circoscrivendo al solo ambito europeo, però, sono le visite dei leader europei a Pechino a provocare un certo dibattito, mostrando divisioni e posizionamenti differenti tra i paesi dell’Ue su come comportarsi nei confronti della Cina.

Prendiamo l’esempio del modo in cui sono avvenute le visite dei due più importanti leader europei, Scholz e Macron. Nel novembre del 2022, il cancelliere tedesco Scholz è stato il primo leader europeo, nonché occidentale, a visitare la Cina dopo la riapertura dei confini. Ci furono subito grosse polemiche. Alcuni commenti giornalistici sottolinearono che Macron aveva proposto a Scholz di andare insieme in Cina, per mostrare come le due principali potenze europee fossero unite rispetto all’atteggiamento da avere nei confronti di Pechino. Scholz, come sappiamo, fece orecchie da mercante e si recò in visita di stato da solo per modo di dire, perché al suo seguito c’era una folta delegazione d’imprenditori tedeschi.

La missione del cancelliere fu infatti tutta concentrata sull’economia e sull’approfondimento delle relazioni commerciali tra Cina e Germania. Della guerra in Europa, quindi, si parlò relativamente poco, in modo da non affrontare temi scottanti come il rapporto privilegiato che Pechino mantiene con Mosca, nonostante l’occupazione russa in Ucraina. Per questo Scholz fu molto criticato e alcuni giornali arrivarono a insinuare che Scholz si stesse affidando troppo alla Cina, esattamente come aveva fatto in precedenza la Germania con la Russia.

La tre giorni a Pechino, dal 5 al 7 aprile scorso, di Macron e von der Leyen è stata invece vissuta con toni differenti. Innanzitutto, è stato Macron, snobbato a novembre da Scholz, a coinvolgere e invitare von der Leyen a unirsi nel viaggio di stato in Cina. Era necessario cercare di dimostrare che l’Unione Europea procede con una certa unità. Anche Macron, alla sua prima visita in Cina da tre anni a questa parte, ha comunque portato con sé una folta delegazione d’imprenditori francesi, poiché uno degli obiettivi principali delle missioni di stato riguarda sempre il conseguimento di accordi commerciali.

Dalla visita di stato a Pechino ad aprile 2023 Macron, Xi Jinping e von der Leyen – Fonte: AFP-AGI

Venendo al tema caldo della guerra in Ucraina, Macron sta cercando di dissuadere Xi Jinping dall’inviare armi pesanti alla Russia. Infatti, incontrando Xi Jinping, Macron ha detto: «So di poter contare su di te per riportare la Russia alla ragionevolezza e riportare tutti al tavolo negoziale». Poco dopo, la risposta raggelante del governo russo, che ha fatto sapere che attualmente «non ci sono prospettive per una risoluzione pacifica» della guerra.

Quando Macron ha parlato della guerra con Xi Jinping, il presidente cinese si è detto disponibile, al momento opportuno, a un colloquio con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e a collaborare per arrivare a una soluzione politica della crisi.               
L’Ucraina, quindi, ha avuto un ruolo di primo piano nell’incontro. La Cina “ha un ruolo vitale per la costruzione della pace”, aveva scritto Macron in cinese su Twitter, poco prima di essere ricevuto da Xi.

Il compito non è dei più facili, quella in Ucraina è una crisi “lunga e difficile da risolvere”, per la quale “non esiste una panacea”, secondo il presidente cinese. Mosca, inoltre, come abbiamo appreso, ha raffreddato gli entusiasmi su una possibile mediazione di Pechino. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato che “nel caso dell’Ucraina la situazione è ancora difficile e non si intravvedono prospettive di una soluzione pacifica”. Al momento non c’è altro da fare se non “continuare l’operazione militare speciale”, ha poi concluso Peskov.
Pechino e Parigi, secondo Xi, “hanno la capacità e la responsabilità di trascendere le differenze”. La situazione, allora, non presenta significative novità rispetto alle posizioni già espresse in passato da Pechino. L’intesa di oggi è data dal no all’uso di armi nucleari e dall’impegno per la ripresa dei colloqui di pace, ma mancano riferimenti chiari al tema della sovranità, caro a Kiev.

Macron e Xi Jinping – Fonte: OPEN

Il presidente cinese ha sottolineato anche che Pechino è disposta a lavorare con la Francia per una soluzione politica della “crisi ucraina”, utilizzando questa definizione, a cui fa ricorso la Cina per riferirsi al conflitto militare. Si tratta di una formula (crisi ucraina) spesso criticata perché non dissimile da quella di Mosca (operazione speciale).

Per Xi occorre evitare azioni che possano aggravare ulteriormente la crisi e astenersi dagli attacchi contro i civili, e soprattutto “attuare seriamente la promessa solenne che le armi nucleari non devono essere utilizzate e le guerre nucleari non devono essere combattute”. È necessario inoltre “opporsi all’uso di armi biologiche e chimiche in qualsiasi circostanza e opporsi agli attacchi alle centrali nucleari e ad altri impianti nucleari civili”.
Infine, Xi ha detto che occorre “riprendere i colloqui di pace il prima possibile” e tenere conto delle legittime preoccupazioni di tutte le parti in gioco. Oltre a strappare a Xi un impegno, per quanto ancora concretamente vago, di svolgere un colloquio con Zelensky – sarebbe il primo dall’inizio della guerra, a fronte di diversi colloqui con Putin -, Macron ha anche sottolineato a Xi l’importanza di non consegnare al leader russo qualsiasi risorsa che possa supportare lo sforzo bellico in Ucraina. La Cina, che resta comunque in buone relazioni con Mosca, non ha più parlato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky addirittura dal gennaio del 2022, un mese prima dell’inizio dell’invasione russa in Ucraina.

Dopo l’incontro con Macron, è avvenuto il vertice trilaterale allargato alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. La Cina ha chiesto nuovo slancio nelle relazioni con l’Ue e a tal proposito Xi ha fatto un quadro a tinte fosche della situazione internazionale: “La crisi in Ucraina è lunga e difficile da risolvere, la ripresa dell’economia mondiale dopo la pandemia è insufficiente”.         
Pechino e Bruxelles dovrebbero promuovere dialogo e cooperazione e “unirsi per affrontare insieme le sfide globali” ha detto Xi. Se il giudizio positivo su Macron e sulla Francia era già emerso dalle pagine della stampa nazionalista, Pechino ha però voluto sottolineare che nel rapporto con Bruxelles sullo sfondo si riacutizzano le polemiche con la Nato. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, aveva infatti affermato all’indirizzo di Pechino: «Finora non siamo stati in grado di confermare la fornitura di aiuti a Mosca, nemmeno di piccola entità, ma questo è un aspetto che seguiamo molto da vicino. Se la Cina fornisce armi alla Russia per il conflitto in Ucraina, commette un grave errore, le cui conseguenze possono essere pesanti».
La presidente della Commissione europea ha invece sottolineato: «Contiamo che la Cina non fornisca sostegno militare alla Russia. Farlo sarebbe una violazione delle leggi internazionali e danneggerebbe la nostra relazione».

Macron e von der Leyen – Fonte: ANSA

C’è però un antefatto di cui è bene ricordarsi. Pochi giorni prima della visita di stato a Pechino, la presidente della Commissione Europea aveva pronunciato un discorso sulla Cina al Centro studi tedesco Merics. In quell’occasione, aveva chiaramente criticato la politica cinese di sostegno alla Russia. Secondo la Bbc, Macron e von der Leyen impersonerebbero la parte di poliziotto buono e poliziotta cattiva, ma queste sono solo battute, quello che conta è come si metteranno le cose in futuro. Tuttavia, è abbastanza palese che l’Europa appare divisa su come comportarsi con il colosso cinese, combattuta com’è dall’esigenza di rafforzare determinati rapporti commerciali e allo stesso tempo di apparire unita nell’atteggiamento di condanna verso Mosca.

Daniela BLU

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *