Cosa ne sarà delle nostre memorie digitali quando non saremo più in vita?

Tutti abbiamo sempre pensato all’eredità dei nostri beni come quella legata a case, auto, gioielli e altre preziose ricchezze custodite e accumulate nel tempo, ma non ci siamo mai veramente soffermati a pensare ad un altro tipo di eredità: quella digitale. Bisognerebbe riflettere per tempo anche su questo, dato che non si potrà di certo dire: “Ehi Siri, sono morto” per risolvere il problema.  

Di questa questione, ovvero di come conservare e lasciare in eredità i nostri dati digitali ai nostri cari, si è discusso durante il meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science. Si è detto molto sulla sicurezza dei dati e sulle nostre informazioni, ma poco sul post mortem. Eppure, ci sono tantissimi aspetti da prendere in considerazione, ad esempio, quando non sarò più in vita cosa ne sarà delle mie chat? Chi avrà diritto ad accedere ai miei dati virtuali? E chi li conserverà?

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Fonte: https://freepressonline.it

Non è nemmeno da sottovalutare la possibilità che qualcuno possa metter le mani sul profilo di un defunto, potrebbe esserci un eterno “falso me” che chatta sui social network, che fa amicizia Facebook o scrive a persone che conosciamo con il nostro nome. Di fatti, si potrebbe quasi parlare di un falso, che però ci renderebbe ancora in vita. Queste considerazioni, per quanto macabre possano sembrare, riguardano in realtà tutti noi in quanto nella grande maggioranza ormai tutti possediamo un dispositivo elettronico che ci permette di entrare in rete tramite una vera e propria identità digitale. Basti pensare, ad esempio, ad uno dei social network più conosciuti e frequentati, Facebook. Questo social, creato per la prima volta nel 2004, conta ad oggi all’incirca 2,9 miliardi di utenti registrati. Secondo recenti stime, almeno 30 mila di questi profili appartengono a persone decedute, si tratterebbe quindi del più grande cimitero virtuale esistente. Facebook ha creato al suo interno delle procedure per la gestione post mortem degli account. Infatti, l’utente può scrivere un vero e proprio testamento digitale, nel ha la possibilità di scegliere di eliminare il profilo dopo la sua scomparsa, indicando questa precisa volontà nelle impostazioni. Ovviamente saranno i nostri cari a comunicare a Facebook che non siamo più in vita e saranno così eliminati i messaggi, le foto, i post, i commenti, le reazioni e le informazioni presenti sulla piattaforma. Tuttavia, nel caso in cui si voglia lasciare “vivo” il proprio profilo Facebook, viene richiesto di nominare un altro iscritto responsabile della variazione del nostro profilo da un account normale ad uno commemorativo. Il profilo commemorativo avrà accanto al nome la dicitura “in memoria di”. Così gli amici potranno continuare a scriverci e a commentare i nostri post e le nostre foto, nella speranza di mantenere vivo il ricordo della persona scomparsa.

Continuiamo la panoramica con un altro social network molto utilizzato, soprattutto dai più giovani, Instagram.  In questo caso, un parente potrà chiedere la rimozione dell’account del defuno o eventualmente trasformare l’account in commemorativo. A differenza di Facebook, per questa procedura Instagram richiede dei certificati che attestino la veridicità della morte dell’utente. Inoltre, l’account commemorativo non potrà essere aggiornato o modificato e non ci saranno quindi degli eredi virtuali. Nel caso di Twitter, invece, è permessa solo la rimozione del profilo, ma sarà necessario produrre un certificato di morte. Per quanto riguarda LinkedIn – social network utilizzato per mantenere i contatti professionali – questo offre anche un’altra possibilità oltre alla chiusura del profilo: l’utente può configurare la sorte del proprio profilo se l’account resta inattivo per un certo periodo (con opzioni dai 3 ai 18 mesi). Una volta arrivati a scadenza, l’account verrà eliminato oppure sarà contattato un altro utente, con il quale verranno condivisi alcuni contenuti. In ultimo, il profilo Apple ID consente di impostare un vero e proprio erede digitale, selezionato dai nostri contatti, che avrà la possibilità di accedere a quanto salvato nel nostro profilo.

Alla luce di quanto accade delle nostre memorie virtuali forse ci vorrebbe una normativa che definisca il futuro di questo tipo di eredità che seppur diversa da quella a cui siamo abituati è pur sempre una nostra proprietà e forse ancor più “nostra” dei beni materiali.

Antonella Tancredi

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