Con Cutugno se ne va un’icona degli anni ’80. Un decennio a cui dobbiamo molto e che ha portato la canzone italiana ad essere famosa nel mondo

“Buongiorno Italia e gli spaghetti al dente…”, iniziava così quella che è entrata tra le canzoni più famose della musica leggera italiana, ossia “L’Italiano”. Autore del brano, Toto Cutugno, scomparso il 22 agosto al San Raffaele di Milano dove, a causa di una lunga malattia, era ricoverato da tempo.

“L’eterno secondo”, questo l’appellativo che la stampa e gli addetti del settore gli avevano cucito addosso per via degli innumerevoli secondi posti presi al Festival di Sanremo.

Con ben quindici partecipazioni alla kermesse più famosa della musica nostrana, Cutugno giunse primo solo in un’edizione, quella del 1980 col brano “Solo noi”. Ma la Storia della Musica Pop è bizzarra e, la canzone che veramente lo rese celebre in tutto il mondo fu, appunto, “L’Italiano” che però, giunse quinta in quell’edizione del 1983.

Fonte: Recensiamo Musica

Fonte: woodlands.adventist.org

Ma Toto Cutugno è stato molto di più di quel cantante che diverse malelingue hanno etichettato come “superato” e facente parte di una musica ormai “vecchia”. È stato autore, paroliere, musicista e ha firmato pezzi per numeri uno della Musica leggera: si va da Adriano Celentano a Franco Califano; da Luis Miguel a Fausto Leali passando per Peppino di Capri, i Ricchi e Poveri e molti altri.

La sua musica, come quella di Al Bano, Pupo, Tozzi, Fogli è stata esaltata e amata in tutta l’Europa dell’est. La Russia e tutto il quadrante euro-asiatico sono stati forse la rivalsa per questi nomi messi all’angolo da una certa logica di mercato che detta regole spesso incomprensibili.

Mi viene in mente ciò che ci raccontò la guida russa quando, nell’ormai lontano 2013, andammo a visitare Mosca e San Pietroburgo. Passando, durante la visita nella Capitale, davanti al Teatro ove si esibivano molti cantanti italiani, chiedemmo cosa ne pensassero i russi di quelle canzoni. La risposta fu: “Noi non comprendiamo le parole ma amiamo quella musica”. Mi bastò questo per capire come fossimo superficiali nel valutare come “obsolete” canzoni e voci che lì riempivano i teatri.

Abbiamo parlato del secondo posto sanremese che ormai accompagnava il cantante da anni. I pezzi che lo portarono al secondo gradino del podio furono: “Serenata”, “Figli”, “Emozioni”, “Le Mamme”, “Gli Amori” e “Come noi nessuno al mondo”. Sul brano “Gli Amori”, Cutugno ebbe la grande gioia di vedere il proprio pezzo cantato in inglese da Ray Charles che lo aveva scelto come brano da eseguire durante la kermesse (era, invero, in atto il regolamento che prevedeva in una delle serate, l’esibizione con un cantante straniero).

Toscano di nascita, ligure di adozione, Toto Cutugno aveva sempre dato l’impressione di essere siciliano; forse perché suo padre era originario di Barcellona Pozzo di Gotto (in provincia di Messina) e forse anche per via del suo aspetto un po’ cupo che fu motivo di imitazione da parte di un altro grande della TV, Gigi Sabani.

Un carattere schivo che lo stesso Toto criticava e che, secondo la sua visione, lo aveva portato a non vivere a pieno tante occasioni e a perderne molte altre. Non si sentiva amato dal pubblico italiano, forse perché avvertiva una certa ilarità legata ai suoi pezzi e al suo nome che, inevitabilmente, confrontava col pubblico dell’est, molto amante delle sue composizioni.

Vorrei concludere questo piccolo ricordo con un episodio personale: ebbi modo di incontrare l’Artista fuori dal Teatro Delle Vittorie dopo un programma condotto da Pupo, se la memoria non mi inganna. Lo fermai e lui fu molto gentile. Mi fece l’autografo, rappresentando un pentagramma con sopra la sua firma e poi una bella stretta di mano ed un “grazie” per l’affetto dimostratogli.

Con Cutugno se ne va un’icona degli anni ’70 ma soprattutto ’80. Un decennio a cui dobbiamo molto e che ha portato la canzone italiana in giro per il mondo anche grazie a Cantanti come lui.

Stefano Boeris

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