Presentate a Villa Brasini le nuove tendenze 2023-2024 per le nozze perfette, organizzabili anche in autonomia, evitando gli errori più comuni

Per il “Matrimonio 2.0, dal menu al dress code” è stato organizzato un intero pomeriggio a Villa Brasini, la location privata di via Flaminia vecchia a Roma nata nel 1938 dall’estro creativo dell’architetto Armando Brasini, che ne ha fatto un maestoso castello in stile neobarocco a due passi da ponte Milvio.

Villa Brasini in via Flaminia vecchia vicino a ponte Milvio – Fonte: Uff. stampa dell’evento Studio B.

È seguito nell’ampio giardino, dulcis in fundo, un menu ispirato all’idea di una cena di nozze con pietanze di stagione. In questo caso, perciò, copiose degustazioni a base di vellutata di zucche, insalate di funghi, primi con tartufi e autentica carne argentina in stile asado sulla brace. All’opera, fra fuochi e fiamme spettacolari, i cuochi del Corporate Chef di Villa Brasini.

Un tavolo sontuoso per una festa a Villa Brasini – Fonte: Uff. stampa dell’evento Studio B.

Tavolo con menu – Fonte: Uff. stampa dell’evento Studio B.

Il comunicatore al vertice di Consumerismo No Profit, Luigi Gabriele, che presiede questa associazione per la tutela dei diritti di privati e imprese con l’obiettivo di trasformare i singoli in una lobby organizzata, ha introdotto la storia del matrimonio in Italia dalle sue origini medievali, ovvero dai tempi di Dante, quando le unioni, decise fra famiglie, non erano ancora celebrate in chiesa dai sacerdoti e avvenivano in base a un vero e proprio contratto notarile, come se si stesse fondando una società di capitale.

Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No Profit – Fonte: Uff. stampa dell’evento Studio B.

Il capitale, infatti, era rappresentato dalla dote e a volte dalla rendita annuale che la famiglia metteva a disposizione per la sussistenza del proprio pargolo che andava a maritarsi (oppure della sposa, nel caso in cui fosse di famiglia altolocata).

La festa di matrimonio era poi quasi sempre un baccanale di bagordi pagani, dove poteva succedere di tutto, in un contesto di sfrenate abitudini carnali, a volte ripugnanti e violente. E in chiesa, al più, si passava solo per farsi benedire.

È con il Concilio di Trento (1545-1563), infatti, che il matrimonio diventa un sacramento e l’uomo non può avere più di una consorte.

Procedendo nell’intrigante narrazione, Luigi Gabriele ha spiegato che il picco di matrimoni religiosi si è registrato nel 1940, anno in cui la quasi totalità delle unioni era celebrata in chiesa (98 per cento). Dal 1977 invece, cominciano a prevalere le unioni con rito civile, dovute all’introduzione del divorzio legale (in vigore dal dicembre 1970 in Italia). Nel 1990 i matrimoni in chiesa sono l’83,2 per cento, ma nel 2010 scendono al 63,5 per cento e, da allora in poi, sono ancora in calo.

Durante la pandemia la maggior parte dei promessi sposi ha rimandato la data del matrimonio, a causa delle restrizioni. Si arriva quindi al 2022, anno in cui le nozze ripartono alla grande. Un trend, da cui spiccano per numero le seconde e terze unioni con rito civile, in lenta e graduale ripresa anche in questo 2023.

L’Istat, per chi volesse saperne di più sui dati, pubblica tutti i numeri qui citati nel dettaglio, ma dalle statistiche emerge comunque un decremento significativo di matrimoni celebrati in chiesa. Ciò è dovuto principalmente ai costi che comporta il rito religioso, con le spese per addobbare la chiesa con fiori e altri ornamenti, oggi sempre più scenografici, oltre all’offerta generosa che bisogna provvedere a lasciare alla parrocchia.

Per chi dovesse organizzare il proprio matrimonio, c’è un elenco che bisogna attentamente studiare a tavolino ed è il seguente: 1. location e catering, 2. abiti per la sposa e lo sposo e le eventuali damigelle (compresi i cambi d’abito che ora vanno molto di moda), 3. fornitori e servizi (fra cui l’auto per la sposa), 4. inviti e stazionery (buste e partecipazioni cartacee), 5. decorazioni e fiori, 6. regali e bomboniere (sempre meno in uso, però, mentre i confetti resistono, serviti al cucchiaio), 7. gioielli e accessori, 8. spese amministrative, 9. spese personali, 10. luna di miele, 11. wedding planner, 12. imprevisti.

L’investimento medio da affrontare rispettando tutte le voci oscilla fra i 20mila e i 30mila euro, o anche molto di più a seconda delle proprie ambizioni, ma tirandosi su le maniche è possibile organizzare in autonomia, ad esempio senza l’ausilio di una wedding planner (un professionista che sarebbe quasi indispensabile, anche per evitare gli errori più comuni, ma il cui onorario varia dai 5mila euro in su). Si pensi, comunque, che in un paese come l’Italia per un matrimonio da favola le famiglie sono disposte a indebitarsi con le banche, attraverso un finanziamento rateale oppure, per chi ha maggiore dimestichezza con i social, si può tentare di raccogliere la somma necessaria, o parte di essa, con il crowdfunding.

Un’altra voce che oggi come oggi viene bypassata è quella degli inviti e partecipazioni. Al cartaceo tipografico, che implica anche buste e spedizione postale, si preferisce spesso sopperire con Whattsapp. L’avvertenza è che però bisogna essere molto organizzati per aggiornare continuamente gli elenchi degli invitati, dato che si verrà letteralmente sommersi da messaggi e messaggini da non capirci più niente.

Un’ultima cosa importante fatta notare da Luigi Gabriele (https://associazione.consumerismo.it) è la sparizione della lista dei regali di nozze, sostituita, in questi nostri tempi scarni di romanticismo, dall’Iban degli sposi, che utilizzeranno i proventi per il viaggio della luna di miele, magari con tutti i loro figli al seguito. Del resto, la maggior parte delle coppie ha già appartamenti riforniti di tutto e dell’ennesimo servizio da the non saprebbe proprio che farsene. Altre coppie, invece, destineranno i regali in denaro a enti di solidarietà, per una scelta etica e umanitaria di tutto rispetto.

Un momento musicale della serata – Fonte: Uff. stampa dell’evento Studio B.

La presentazione a Villa Brasini (https://www.villabrasini489.com) è poi proseguita con i preziosi contributi di Annamaria Tossani, giornalista esperta di costume e bon ton, autrice di numerosi libri e di Nadia La Bella, influencer, fashion blogger e volto televisivo.

da destra l’influencer Nadia La Bella e la giornalista Annamaria Tossani – Fonte: Uff. stampa dell’evento Studio B.

Durante l’esperienza hanno inoltre partecipato la Luxury Bridal Stylist – Make-up & Hair Artist a cura di Emma Moretti e l’Atelier di abiti da sposa C’era una volta di Sara Taschin, che ha lasciato sperimentare in prima persona le ultime tendenze in materia di abiti e acconciature. Lo Studio B di Roma, di Bianca Maria Sacchetti, ha curato la comunicazione dell’evento riservato alla stampa.

Daniela BLU

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